Privacy Policy Le 12 favole italiane volate fino alla fase finale di una coppa europea

Dodici favole italiane volate fino alla fase finale di una coppa europea

12 Marzo 2021

Citando a sproposito la legge dei grandi numeri, si suole ritenere che, prima o poi, un evento accada per “compensazione”. Nulla di tutto ciò. La statistica, infatti, ci dice esattamente il contrario: ripetendo uno stesso esperimento all’infinito, la sua probabilità tende a coincidere con la sua frequenza. No, non siete su un seminario di Radio Elettra, ma tutta questa perifrasi è funzionale all’enunciazione di un’altra legge: il calcio non è una scienza perfetta. E su questo siamo tutti inoppugnabilmente d’accordo. Riponendo i tomi di algebra al loro posto, cioè incellofanati e sulla libreria, questo assunto ci dà l’abbrivio per fare un viaggio a ritroso nel tempo per ripercorrere le imprese delle squadre italiane e delle loro “prime volte” in Europa. E se ci permettete una licenza poetica, senza voler essere i pignoli, definiamole le “prime volte della nostra generazione” laddove vi siano alcuni casi in cui le partecipazioni passate si perdono nella notte dei tempi e nei ricordi di papà e nonni.

Dunque, a dispetto di pronostici che, ogni anno, pullulano in ogni dove con la presunzione di stilar classifiche sin dal mese di agosto, eccoci qui pronti a narrare di favole ed exploit in terra straniera delle squadre italiane in occasione delle fasi finali delle coppe europee. Storie di underdog, capaci di far sognare per osmosi anche chi, per una volta, si è ritrovato tarantolato sul divano per seguire le vicende sportive di squadra che non fosse quella del cuore.

HELLAS VERONA – Coppa dei Campioni (1985-86)

Il Mago della Bovisa era andato già oltre le più rosee aspettative conquistando un incredibile tricolore neanche lontanamente immaginabile all’inizio della stagione 1984-85. Il Verona operaio, infatti, era riuscito a mettere dietro le squadre più blasonate che potevano contare su campioni come Platini, Falcão, Rummenigge, Socrates e Zico. Basta dare un’occhiata alla copertina dell’album Panini di quell’anno per avere un’idea del pantheon in cui, ogni domenica, si ritrovavano calciatori, addetti ai lavori e tifosi. L’aria quasi dimessa, umile e la voglia di lavorare divertendosi erano gli ingredienti alla base di quell’Hellas che fece stropicciare gli occhi all’Italia intera e che, alla vigilia del torneo 1985-86 si ritrovava nella massima competizione continentale. Durante l’estate, però, andarono via pezzi da novanta che componevano buona parte della spina dorsale di quella macchina meravigliosa: via Garellik, acquistato dal Napoli, via anche Pierino Fanna e Luciano Marangon, entrambi all’Inter. Giunsero in sostituzione il compianto Giuliano Giuliani dal Como, Vinicio Verza dal Milan e Beniamino Vignola dalla Juventus. Tuttavia, sin dall’inizio si capì che il sogno ad occhi aperti era ormai svanito con la conquista del Tricolore.

Hellas Verona 1985-1986

In campionato, i veronesi non furono mai coinvolti nella lotta per difendere il titolo e, anzi, navigarono a lungo nelle retrovie. Undici personaggi alla ricerca di loro stessi, più che di un autore. Anche in Coppa Campioni, si confermò il leitmotiv che vide gli scaligeri penalizzati dai risultati. Nel primo turno, sedicesimi di finale, i gialloblù dovettero vedersela con il PAOK Salonicco: non fu semplice sbarazzarsi dei greci, i quali opposero strenua resistenza agli assalti avversari. Tuttavia, il danese Elkjær, già in forma mondiale, si caricò sulle sue spalle il peso di tutto l’attacco, segnando quattro delle cinque reti messe a segno dal Verona. Al Marc’Antonio Bentegodi la partita termina 3-1, ma bisogna attendere l’85° minuto per scacciare i fantasmi di un clamoroso pareggio fra le mura amiche grazie alla rete del Cavallo Pazzo di Copenhagen. Due giri di lancette e Volpati avrebbe messo in ghiacciaia il risultato. Due settimane dopo, non passano neanche 180 secondi per vedere Giuliani raccogliere il pallone in fondo alla sua rete. Anche questa volta ci pensa Elkjær a rimettere le cose a posto ed a segnare le due reti che valgono il passaggio del turno.

Il sorteggio degli ottavi mette di fronte ai veneti la Juventus, campione in carica e, per regolamento, autorizzata a partecipare al torneo. La squadra bianconera è alla ricerca del bis nella competizione ed in campionato è un rullo compressore, capace di fare l’en-plein nelle prime nove partite di campionato. Neanche gli scaligeri riescono a resistere alla formazione di Trapattoni che limita i danni in Veneto (0-0) per poi aver la meglio al Comunale di Torino quando Platini prima e Serena poi confezionano il 2-0 che manda all’aria i piani dei ragazzi di Bagnoli. Finisce così, mestamente e repentinamente, la favola del Verona fra le grandi. Una favola che, forse, è durata davvero troppo poco.

ATALANTA – Coppa delle Coppe (1987-88)

Alla vigilia dello storico ottavo di finale di Champions League durante il quale i bergamaschi se la vedranno con il Valencia, come non ricordare dell’impresa orobica in Coppa delle Coppe nell’annata 1987-88? E infatti, noi non possiamo non farlo. Ci teniamo a precisare, però, come questo non fu l’esordio assoluto dell’Atalanta, quanto il più entusiasmante. La Coppa Italia vinta nel 1962-63 consentì loro di partecipare all’edizione del torneo l’anno successivo che, però, li vide subito eliminati dallo Sporting Lisbona.

Atalanta 1987-1988

La leggenda narra che quell’anno il Napoli fosse dominatore incontrastato in Italia, tanto da sfoggiare sulle maglie l’agognato scudetto abbinato alla coccarda della Coppa Italia, conquistata proprio a danno degli atalantini. Ciò diede la possibilità agli uomini di Emiliano Mondonico di disputare la competizione che metteva di fronte le squadre vincitrici delle rispettive coppe nazionali. Non era un dettaglio, però, che i lombardi quell’anno militassero in Serie B.

Atalanta Coppa delle Coppe

Impegnati su due fronti – l’estenuante torneo cadetto e le trasferte europee in mezzo alla settimana, precisamente al giovedì – gli atalantini dovettero impegnarsi il doppio per affrontare dignitosamente e senza alcuna velleità il torneo. Eppure, la squadra era di tutto rispetto: Ottorino Piotti in porta, Carmine Gentile e Domenico Progna perni difensivi, Glenn Peter Strömberg ed Eligio Nicolini in mezzo al campo, mentre in avanti imperversava Olivero “Bomber vero” Garlini. Con una formazione del genere in Serie B, va beh.

Considerazioni a parte, il cammino dei bergamaschi non iniziò sotto i migliori auspici ed esordirono con una sconfitta al cospetto della squadra gallese del Merthyr Tydfil, sterminatrice di denti incapsulati: sconfitta per 2-1 alla quale si riesce a porre rimedio nella gara di ritorno, vinta per 2-0. Quando il sorteggio degli ottavi di finale mandò in sorte ai lombardi l’OFI Creta tutti pensarono che l’avventura sarebbe terminata lì: e se in terra ellenica maturò una sconfitta di misura (1-0), il capolavoro venne compiuto al ritorno quando Nicolini e Garlini ribaltarono il pronostico, rimandando gli avversari sulle sponde del Mar Egeo. Incredibile. Quarti di finale conquistati. Il livello, ovviamente, sale sempre di più e stavolta dall’urna di Ginevra spunta il nome dello Sporting Lisbona. Saranno i corsi e ricorsi storici, sarà il dente avvelenato per l’eliminazione patita proprio dai portoghesi in occasione della loro prima partecipazione ad una coppa europea, i ragazzi di Mondonico gettarono il proverbiale cuore oltre l’ostacolo, asfaltando in un pomeriggio di marzo i Leões per 2-0 grazie a Nicolini e Cantarutti. Quest’ultimo fu l’eroe che, a otto minuti dalla fine, mise a segno il gol del pareggio che tagliò le gambe agli avversari, proiettando i nerazzurri dritti in semifinale.

Atalanta Eurpopa

Sul loro cammino, però, si ritrovarono il KV Mechelen, una big del Belgio e del calcio continentale. Una squadra quadrata e tosta, capitanata dal grande Michel Preud’Homme. I giallorossi, futuri vincitori del torneo, faticarono non poco per aver ragione dell’Atalanta: entrambe le partite furono vinte per 2-1, ma quanta fatica nell’arco dei 180 minuti. In un balletto d’emozioni al cardiopalma, il maggior spessore tecnico ebbe la meglio e i sogni orobici si spensero in semifinale consegnando, però, alla storia un risultato storico: si tratta del miglior risultato di sempre raggiunto nelle coppe europee da una formazione non iscritta ad un massimo campionato. E scusate se è poco.