La classifica dei 15 giocatori più forti passati dall’Ajax alla Serie A

22 Maggio 2020

Nel calcio la rappresentazione metaforica del rito del passaggio del testimone avviene quando un giocatore più esperto concede simbolicamente la sua benedizione ad un giovane che gli si avvicina per qualità e personalità. Quando a passare il testimone è un certo Roberto Baggio, il peso però è triplicato, soprattutto per un ventenne appena sbarcato tra i professionisti che ha ancora tanto da dimostrare. Il suo nome è Alessandro Del Piero, nel 1995 semplicemente un ragazzo dal talento cristallino e dal potenziale inestimabile, che ha già la Juventus nel cuore e mira a guidarla verso i più gloriosi traguardi. E se quell’anno il Divin Codino, passato ora al Milan,ha portato la Juventus alla finale di Coppa UEFA – persa con il Parma – l’erede designato ha due strade percorribili per far meglio: vincere la Coppa UEFA, o spingersi più in alto, essere più ambiziosi e provare a trionfare in Champions League.

Compito ovviamente più facile a dirsi che a farsi, ma non impossibile. In fondo la Juventus è già una squadra organizzata e competitiva – c’erano già Ravanelli, Vialli, Ferrara, Deschamps e dal mercato si sono aggiunti Vierchowod, Pessotto, Jugovic, Lombardo e Padovano – e con un po’ di fortuna il sogno non è irrealizzabile. Nella fase ad eliminazione diretta le impressioni sembrano positive: Real Madrid e Nantes sono costrette a cedere difronte al passaggio della corazzata bianconera trascinata dal giovane Pinturicchio, che ha un solo obiettivo: la finale di Roma. Una finale nel proprio paese non ammette fallimenti o passi falsi. Il destino ha regalato un vantaggio che non si può sperperare.

L’avversario però fa paura davvero: è il temibile Ajax di van Gaal detentore del trofeo e ricco di stelle come Litmanen, i fratelli De Boer, Davids e Kanu. Ma Del Piero e la Juventus hanno un vantaggio che l’Ajax non ha: la carica dei tifosi giunti in massa da Torino per infiammare l’Olimpico. Anche grazie a loro la partenza bianconera è memorabile e Penna Bianca sblocca il risultato al tredicesimoinfilando van der Sar da posizione impossibile. Litmanen però agguanta il pari in mischia e, nonostante i ripetuti tentativi da ambo le parti, la situazione rimane immutata fino alla temuta lotteria dei rigori, raramente favorevole al calcio italiano. Ferrara, Pessotto, Padovano e Jugovic si dimostrano invece infallibili dal dischetto mentre Peruzzi ipnotizza alla grande Davids e Silooy. La Juventus è campione d’Europa per la seconda volta della sua storia. Il nuovo numero dieci, Alessandro Del Piero, è diventato grande. E il testimone lasciato da Baggio non pesa più.

La particolarità di quella finale sta nel fatto che molti giocatori in campo tra le fila degli olandesi – van der Sar, Davids, Kluivert e Kanu – negli anni a venire curiosamente sarebbero sbarcati nel nostro campionato. Di conseguenza abbiamo scelto i quindici migliori giocatori che le squadre italiane hanno pescato nell’inesauribile laboratorio di talenti dell’Ajax. Tra esclusioni eccellenti – Michel Kreek e Zlatan Ibrahimovic (per il solo fatto che Ibra si diletti ancora sui campi di calcio) – e giocatori che è stato un po’ più facile scartare – Bogarde e Reiziger – è venuta fuori una classifica molto particolare e soprattutto parecchio difficile da mettere in ordine. Mettetevi comodi, le sorprese sono dietro l’angolo.

15. Andy VAN DER MEYDE

Andy van der Meyde in una delle sue tipiche esultanze

Quando con gli amici giochi a stilare la Top 11 dei giocatori “genio e sregolatezza”, quello di Andy è un nome largamente considerato. Uno dei migliori prodotti dell’inesauribile vivaio dei Lancieri, almeno sin quando agisce come uno degli alfieri principali del fantastico Ajax di Koeman che, per intenderci, annoverava gente come Seedorf, Ibrahimovic, van der Vaart e Sneijder. Van der Meyde è la classica ala tecnica e imprevedibile che più fa impazzire i difensori avversari più attira su di sé le attenzioni dei dirigenti delle big europee, tanto che, quando l’Inter riesce a soffiarlo alla concorrenza, è festa grande per il popolo nerazzurro. Le grandi aspettative tuttavia vengono presto deluse, perché il genio lascia il posto alla sregolatezza e van der Meyde si lascia andare a numerosi eccessi fuori dal campo, che gli provocheranno gravi problemi di salute e un declino progressivo. Lo ricordiamo con rammarico pensando a cosa sarebbe stato se si fosse confermato il giocatore straordinario visto in Olanda.

14. John VAN’T SCHIP

Un giovanissimo John van’t Schip con la maglia dell’Ajax

Sbagliamo nel collocarlo tra i giovani più promettenti che l’Ajax di Cruijff sfornava negli anni ‘80? Certo, non sarà stato Rijkaard o van Basten, ma van’t Schip ha avuto una carriera di tutto rispetto. Coi Lancieri in dieci anni arricchisce di trofei una bacheca impreziosita dalla Coppa UEFA 1991-92 e dall’Europeo 1988, nel quale però deve arrendersi al ruolo di riserva dei tulipani milanisti. Arriva in Italia, nel Genoa di Aldo Spinelli e Gigi Maifredi, come uno dei giocatori più interessanti nel ruolo. L’esperienza del buon John nel Bel Paese non vivrà di grandi picchi ma sarà comunque positiva, tanto che ancora oggi i tifosi genoani lo ricordano con affetto e simpatia come uno dei soldati della memorabile spedizione a Wembley terminata con la vittoria della Coppa Anglo-Italiana 1996.

13. Bryan ROY

Bryan Roy veste la maglia dei Satanelli durante il campionato 1993-94
Credits: Steve Morton – EMPICS via Getty Images

Dalla vittoria in Coppa UEFA al Pino Zaccheria di Foggia. Forse qualcuno lo vedrà come un passaggio in peius. Eppure, quando il richiamo della Serie A risuonava alle orecchie di qualsiasi giocatore del Vecchio Continente era impossibile resistere. Ed è quanto accade nel novembre del 1992. Quasi come tagliatori di diamanti, il presidente Casillo ed il tecnico Zeman lavorano all’unisono per rifinire e lavorare talenti adamantini da consegnare, poi, alle grandi squadre. È successo nell’anno del debutto in Serie A con Shalimov, Signori, Baiano e Rambaudi. Questa volta, però, arriva un campione “chiavi in mano”. L’ala sinistra originaria del Suriname, infatti, si presenta ai Satanelli con un pedigree niente male. Eh sì, perché Bryan ha soltanto ventidue anni, ma dalla sua ha già le oltre centoventi presenze in campionato con i Godenzonen di Amsterdam. Inoltre, soltanto qualche mese prima, ha alzato al cielo la Coppa UEFA dopo la finale contro il Torino di Mondonico, ed ha disputato la semifinale degli Europei con gli Oranje. Il rapporto con i tifosi rossoneri si forma con l’andar del tempo, così come quello di Roy con i ritmi della Serie A. Il rodaggio, comunque, non dura assai e nella stagione 1993-94, l’ultima di Zdenek Zeman in Puglia, Bryan veste il ruolo da protagonista assoluto del torneo, laureandosi capocannoniere della squadra con dodici reti. Dopo l’amara esperienza con l’Olanda a USA ’94, Bryan viene acquistato dal Nottingham Forest per 2,5 milioni di sterline. I Garibaldi Reds giungeranno poi alla qualificazione in Coppa UEFA con il suo determinante contributo.

12. Wim JONK

Wim Jonk festeggia con Dennis Bergkamp la vittoria della Coppa UEFA con l’Inter nel 1994

Anche se Jonk non cresce nel settore giovanile dell’Ajax, bensì nel Volendam – club della sua città natale – figuriamoci se i Godenzonen si lasciano sfuggire un talento del genere. Con l’Ajax disputa cinque stagioni a ottimo livello, coronate da un gol decisivo nella finale di Coppa UEFA 1991-92 con il Torino. Non sarà quello il suo unico incontro con l’Italia, poiché nel 1993 accetta volentieri la corte dell’Inter e vola insieme al compagno Bergkamp nel nostro campionato, dove si conferma avvezzo a risolvere le finali di Coppa UEFA, dato che una sua rete deciderà la finale di ritorno 1993-94 e permetterà al club di Ernesto Pellegrini di alzare la seconda Coppa UEFA della sua storia. In seguito Jonk decide di mettersi alla prova anche con gli storici rivali del suo Ajax: il PSV Eindhoven, dove fa il pieno di trofei prima di chiudere sobriamente allo Sheffield Wednesday.

11. Wim KIEFT

Wim Kieft, sulla destra, abbraccia il danese Klaus Berggreen dopo il suo arrivo a Pisa nel 1983

Se considerassimo esclusivamente la sua esperienza in patria, parleremmo allora di uno dei bomber più prolifici e devastanti degli anni ‘80, con circa 160 reti divise tra Ajax e PSV Eindhoven. Peccato che in mezzo ci sia la non entusiasmante avventura italiana con le maglie di Pisa e Torino. Kieft arriva in Italia nel 1983, dopo aver fatto incetta di titoli nazionali con i Lancieri ed esser stato premiato nella stagione 1981-82 con la Scarpa d’Oro, ambizioso riconoscimento ottenuto grazie alla media perfetta di trentadue reti in altrettante partite. È l’acquisto di punta del focoso e vulcanico presidente Romeo Anconetani per sognare l’Europa, un sogno destinato a rimanere tale, perché invece arriva la retrocessione e Wim delude fortemente le aspettative. Prova a riscattarsi al Torino, ma rimedia un’altra cocente delusione. La dimensione di Kieft è l’Olanda e infatti è qui che decide di tornare, non all’Ajax ma al PSV. In patria ritorna ad essere, tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90, – eccezion fatta per una deludente parentesi al Bordeaux – l’attaccante freddo e decisivo ammirato ad inizio carriera.