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15 attaccanti esplosi con Zeman

12 Maggio 2020

Marco SAU

Ommalleo simpallao, se segna sempre Marco Sau è anche grazie a Zeman. L’attaccante sardo fu la punta del Foggia nella stagione 2010-11. Spedito in Puglia, in prestito dal Cagliari, Sau compie il salto di qualità con il tecnico boemo: veloce, con ottima tecnica e fiuto del gol, è l’attaccante perfetto per la Zemanlandia, e non è un caso se in quella stagione metterà a segno ben venti realizzazioni. Nel 2014 ritroverà il tecnico in Sardegna, nel suo Cagliari. Il debutto è promettente: quattro reti in otto partite, e la premiata ditta Sau-Zeman sembrava aver subito portato gli effetti benefici. Un infortunio all’adduttore, purtroppo, condizionerà la stagione del giocatore e i suoi nove gol non riusciranno a far evitare al club sardo la retrocessione. «Foggia è stata per me un’esperienza fantastica e fondamentale, perché ho conosciuto il maestro Zeman, con cui ho imparato a segnare con continuità. Gli devo molto».

Salvatore SCHILLACI

Messina, 1988. Il club siciliano milita in Serie B già da due anni. Il presidente Salvatore Massimino decide di affidare la squadra a Zdenek Zeman. La Serie A era ancora un sogno, ma quell’anno i giallorossi non ci vanno molto lontani: la promozione rimane distante di soli sei punti, merito di un campionato affrontato col giusto piglio e grazie alle reti di Totò Schillaci. L’attaccante siciliano vinse quell’anno la classifica cannonieri del campionato cadetto, con ventitré realizzazioni, dando così un notevole primo slancio alla sua carriera, lui che nell’estate successiva fu acquistato niente di meno che dalla Juventus. Disse di Zeman: «È stato l’allenatore più tosto che abbia mai avuto, ma i risultati della sua rigidità si vedevano poi la domenica in campo. È un grande: gli devo il mio trasferimento alla Juve».

Giuseppe SIGNORI

Anche nel caso di Signori, Zeman ha svolto un ruolo cruciale. Nell’estate del 1989 approda a Foggia, dove il tecnico Sdengo gli cambia ruolo, facendolo passare da trequartista ad attaccante. Nella carriera di Signori c’è un avanti e un dopo Zeman: dopo aver assunto la nuova posizione in attacco, Beppe-gol diventerà un vero e proprio bomber di razza, e otterrà per ben tre volte il titolo di capocannoniere di Serie A, raggiungendo colossi del calcio italiano – e non solo – come Gigi Riva, Giuseppe Meazza e Michel Platini. Quando gli viene chiesto un parere su Zeman, Signori risponde sempre così, semplice e chiaro: “ha rivoluzionato la mia carriera: è semplicemente stato il mio maestro di calcio”. 

Fabio VIGNAROLI

I più se lo ricorderanno in Serie A con le maglie di Modena, Parma, Bologna e Lazio, ma sono i tifosi della Salernitana ad avere un ricordo di lui molto più felice. Sotto la guida di Zeman, allenatore della Salernitana dal 2001 al 2002, Vignaroli ha saputo trarre il massimo delle sue importanti doti tecniche. Il ligure, il cui ruolo naturale è seconda punta, viene schierato dal visionario boemo come prima punta, e quella stagione metterà a segno ben venti realizzazioni, piazzandosi secondo nella classifica marcatori del campionato di Serie B, dietro solo a Luis Airton Oliveira. Pensate, le reti realizzate quell’anno da Vignaroli rappresentano quasi il 50% dei gol complessivi della sua carriera, lui che in totale ne conta cinquanta. Anche nel suo caso si può dire che Zeman abbia dato un grandissimo contributo per il decollo di una carriera che poi non riuscì a prendere il volo.

Mirko VUCINIC

Anche il montenegrino fu una scoperta di Pantaleo Corvino, che nell’estate del 2000 lo portò a Lecce. Fece il suo esordio in Serie A il 18 febbraio del 2001, ma è nella stagione 2004-05 che riesce a fare il vero salto di qualità. Con Zeman in panchina, Vucinic segna per diciannove volte, tra cui una splendida tripletta messa a segno il 1° maggio 2005, in un risultato prettamente zemaniano, che vide i salentini avere la meglio sulla Lazio per 5-3. Qualche mese fa, l’attaccante rilasciò questa dichiarazione, che la dice lunga sul suo rapporto col tecnico: «Conte il migliore allenatore che abbia avuto? No. Davanti a tutti metto Zeman: con tutto quello che mi ha insegnato mi ha permesso di inserirmi nel grande calcio».

Sì, perché va ricordato che il boemo non è solo spettacolo, gol e trazioni offensive: è un vero e proprio maestro. Di calcio, e anche altro. Ha vinto poco? Ecco cosa risponde quando gli viene fatta questa provocazione: «Non mi interessa. La vittoria non è la cosa più importante: un tecnico deve migliorare i calciatori a propria disposizione». Ci verrebbe da aggiungere che se così tanti ragazzi portano un così bel ricordo di lui, vuol dire che il boemo ha vinto lo stesso. Anzi, forse ha vinto anche di più di molti altri che hanno un palmarès ricco di trofei: «Io ho valorizzato e mandato più di venti ragazzi nelle rispettive nazionali: chi può vantare questo primato». È un uomo di calcio a tutti gli effetti, uno di quei rari personaggi a cui ancora interessa più il gioco, che il risultato, perché, come disse: «Il risultato è casuale, le prestazioni no». Zdenek Zeman è un signore che ogni giovane calciatore dovrebbe incontrare nella sua strada, un signore di cui il calcio non dovrebbe mai fare a meno, se vuole continuare ad essere sano, genuino e divertente. Ancora auguri, mister!