Bruno N’Gotty, eroe per un giorno

10 Giugno 2020

1977. David Robert Jones, in arte David Bowie, risuonava a gran voce su tutte le radio con il singolo “Heroes”. Una traccia che ha segnato il mondo della musica e diventata la colonna sonora dei successi che la vita di ognuno di noi ci ha regalato. C’è un verso della canzone del Duca Bianco che, nello specifico, resta eternamente impresso nell’immaginario collettivo: “We can be heroes, just for one day”.

Estate 1998. Dopo due stagioni fallimentari, chiuse al decimo e undicesimo posto, il Milan decide di cambiare registro. Vengono ceduti Kluivert e Desailly, mentre Savicevic viene svincolato. Viene scelto come tecnico Alberto Zaccheroni, reduce dal sorprendente terzo posto con l’Udinese, che porta con sé Thomas Helveg e il capocannoniere dell’ultima stagione Oliver Bierhoff. Viene prelevato l’esperto portiere Jens Lehmann dallo Schalke 04 – a giocarsi il posto con Sebastiano Rossi – oltre al giovane Christian Abbiati dal Monza. Tra i nuovi arrivati c’è anche il difensore francese di origini camerunensi Bruno N’Gotty, acquistato dal Paris Saint Germain. In Italia lo conoscono solo gli esterofili interessati ai campionati stranieri: dicono sia affidabile e sicuro nel suo ruolo e fa della marcatura e della rapidità i suoi punti di forza.

Zaccheroni parte cercando di valorizzare il suo classico 3-4-3 con N’Gotty ad affiancare Costacurta e Maldini, ma la proclamata coscienziosità del francese appare sbiadita, tanto da perdere il posto a vantaggio di Luigi Sala, anch’egli arrivato in quell’estate dal sapore di rivoluzione. A novembre iniziano già i primi dubbi sulle reali potenzialità del difensore, sembra essere uno dei tanti volti passati per caso a Milanello in quegli anni, dopo i trionfi dell’epopea dei primi anni della presidenza Berlusconi.

Il Milan nel frattempo non convince appieno. Le prestazioni sono altalenanti, le sconfitte contro Fiorentina e Cagliari e il tris di pareggi consecutivi contro Piacenza, Inter e Bari iniziano a deludere. La sconfitta esterna per 4-0 contro il Parma sveglia gli scettici: la squadra non sembra all’altezza delle aspettative, nonostante la vetta sia ancora pienamente alla portata. Al giro di boa del torneo, la Fiorentina è campione d’inverno, i rossoneri solo lontani solo cinque passi, ma ha davanti anche Parma e Lazio che stanno correndo. La lotta-Scudetto è agguerrita, ma le pretendenti si dimostrano più pronte per competere ad alti livelli. Ma una frase del tecnico Zaccheroni al termine della gara contro l’Empoli – terminata sul pari – è sibillina: «Se concretizziamo anche solo il 10% delle occasioni, possiamo essere una mina vagante per la vetta della classifica».

All’inizio del girone di ritorno il Milan è ospite a Bologna, allenato da Carlo Mazzone. I rossoneri vanno sotto con la rete del solito Beppe Signori, ma trovano il pari con un diagonale fulmineo di Guglielminpietro. Lo stesso Signori al termine del primo tempo riporta in vantaggio i padroni di casa, con un tiro a giro meraviglioso, dopo una sponda di Fontolan. Nella ripresa, al 63’ un tiro al volo del giovane Morfeo viene deviato in maniera rocambolesca dal difensore felsineo Magoni, riportando il punteggio in parità. Abbiati – diventato titolare dopo lo schiaffo del collega Sebastiano Rossi a Cristian Bucchi in Milan-Perugia – salva il Milan miracolosamente in più occasioni, tra cui una strepitosa su Kennet Andersson. Per i rossoneri un punto è già qualcosa di più che guadagnato. Al novantesimo l’eroe che non ti aspetti. Calcio di punizione per i rossoneri e sul pallone va Bruno N’Gotty, entrato in campo da soli quattro minuti. I tifosi aspettano già il fischio finale, pessimisti sul buon esito del tiro del francese. Ma l’ex Paris Saint Germain fa partire un destro angolatissimo terra-aria sul quale il portiere rossoblù Antonioli non può arrivare: è 3-2 per il Milan. Un gol e una vittoria che ha un peso particolare nel campionato della squadra di Zaccheroni, che si alza in piedi festoso, esultante e consapevole di quanto quella rete potesse incidere in maniera positiva sulle sorti di quella stagione.

Il Milan nel 1998-99 è una squadra operaia che univa giocatori che si affacciavano per la prima volta su palcoscenici importanti, come Bierhoff, Helveg, Ambrosini, Sala e N’Gotty ai più affermati Maldini, Costacurta, Albertini, Boban, Weah e Leonardo. Una squadra conscia dei propri limiti, ma che grazie all’abilità tattica dello stratega di Cesenatico è riuscita a fare dello spirito di sacrificio e del non mollare mai l’arma vincente. Nessuno si aspettava un Milan trionfatore alla vigilia del campionato, ma ha costruito il proprio cammino verso lo scudetto con vittorie sul filo del rasoio, tra cui quelle contro la Sampdoria e il Parma a San Siro con protagonista Maurizio Ganz, ma soprattutto quella di Bologna con un protagonista inaspettato: Bruno N’Gotty.

La rete del difensore francese allo scadere ha impresso nella coscienza rossonera che la squadra avrebbe potuto affrontare qualsiasi difficoltà e che, anzi, è proprio nelle difficoltà che sarebbe emerso l’orgoglio di indossare una maglia prestigiosa, con la dolce opportunità di contribuire a scriverne la storia. Che le partite per il Milan – nel campionato 1998-99 – non finivano mai finché il Milan non decideva che dovessero finire, che fino all’ultimo secondo la squadra avrebbe profuso il massimo impegno. Il gol di N’Gotty è stata la scintilla che ha avviato la rimonta verso il titolo numero diciassette, uno dei più sofferti e sudati della storia rossonera. Da quel momento Zac ha conquistato undici vittorie in sedici partite, di cui sette nelle ultime sette, prima di agguantare il trionfo a Perugia. Una rete che ha rafforzato l’amalgama del gruppo, che trovava nei senatori le giuste guide in grado di trasmettere la fiducia e le congrue istruzioni per vincere ai nuovi arrivati. Una rete che ha impresso la concezione di una squadra che ha bisogno di tutti e che tutti sono importanti allo stesso modo nei novanta e passa minuti di gioco. Tutti, anche e soprattutto i tre che subentrano. Anche quelli che giocano meno ma che nello spogliatoio si fanno sentire.

Bruno N’Gotty eroe per caso. A volte il calcio incontra dei manovali del pallone che restano anni in una squadra, svolgendo il loro diligente compito, senza infamia e senza lode. E per questo, spesso, vengono riposti nel dimenticatoio in fretta. Mai un sussulto di gioia, mai un episodio da protagonista. Altri, invece, arrivano e vanno via da meteore, oppure arrivano e la gente non vede l’ora che se ne vadano. Troppe le sciagure viste in campo. A volte, invece, esistono eroi per caso che si trovano al posto giusto nel momento giusto e che in un attimo entrano di diritto nella storia di un club, restando eternamente nella memoria dei tifosi. Un gesto miracoloso che razionalmente non cancella le incertezze viste sul campo in altre occasioni, ma che per la natura illogica del calcio le oscura e le annebbia. È la ventura di N’Gotty. Il Milan sei mesi più tardi lo cederà in prestito al Venezia e da lì non indosserà più la maglia rossonera. N’Gotty non è certo uno dei simboli della storia del Milan, ma viene e verrà sempre ricordato per quel gol che ha avviato la rimonta scudetto del 1999. Un caso simile a quello di Cristian Zapata. I suoi anni a San Siro sono stati tormentati e stracolmi di fischi per prestazioni ben al di sotto della sufficienza. Il tifoso rossonero, tuttavia, oggi lo ricorda con affetto. Perché quel gol nel derby al 97’ nel 2017, che regalò al Milan il 2-2 finale, conta più di tutto il resto. Perché il calcio è fatto di istanti e di attimi. E Cristian Zapata nel 2017, così come N’Gotty nel 1999 resteranno sempre degli eroi per un giorno.

di Alex Baldarelli