Privacy Policy Giocare la prima partita in Italia all'Arena Civica di Milano contro il Fenomeno

Giocare la prima partita in Italia all’Arena Civica di Milano contro il Fenomeno

14 Settembre 2021

Nel 1997 la Croazia è sicuramente una delle Nazionali emergenti del calcio mondiale. Dopo la sanguinosa guerra d’indipendenza che ha frantumato quella che un giorno si chiamava Jugoslavia, il popolo croato non vede l’ora di poter finalmente ammirare i propri beniamini con la maglia a scacchi bianchi e rossi. È una squadra formata da grandi campioni quella allenata dal commissario tecnico Miroslav Blažević, una squadra in cui tutti i calciatori in erba sognano di giocare.

Tra questi c’è un diciottenne di Slavonski Brod che gioca nelle file del NK Marsonia, squadra militante nel campionato cadetto croato. Si chiama Ivica Olic e di lui in patria dicono un gran bene. Dotato di un fisico ben strutturato, è un attaccante completo, che sa destreggiarsi sia da centravanti che da attaccante esterno. La trafila standard prevederebbe un paio di anni in prima squadra per poi spiccare il volo alla Dinamo Zagabria o all’Hajduk Spalato, le due squadre migliori del campionato nazionale, ma per Olic la storia è diversa.

Agli albori della stagione 1997-98, infatti, l’Inter di Simoni è alla ricerca di una spalla per un amichevole. I dirigenti nerazzurri si accordano così con il direttivo del NK Marsonia per disputare un incontro sabato 15 novembre 1997 all’Arena di Milano. Per Olic è un’opportunità fantastica quella di poter mettersi in mostra contro la squadra che schiera come punta di diamante il giocatore più forte del momento: il Fenomeno Ronaldo.

La prestazione di Ivica è ottima, tanto che alla fine del match le due compagini si accordano per fargli fare uno stage alla Pinetina durante la primavera del 1998. Mentre Olic già sogna di potersi allenate con Ronaldo e compagni, alla porta del NK Marsonia bussa però l’Hertha Berlino, che offre al giovane attaccante croato un posto fisso in prima squadra. È un dubbio amletico. Cosa fare? Ivica riflette approfonditamente e alla fine opta per chi gli può offrire maggiore visibilità nell’immediato. Quindi, scusandosi con Sandro Mazzola, all’epoca responsabile di mercato dei nerazzurri, sceglie Berlino.

In Germania però le cose non vanno per il meglio, così Olic, dopo appena sei mesi ritorna al NK Marsonia. Tuttavia, Olic non demorde e nel giro di due anni contribuisce a suon di gol alla promozione della sua squadra e alla successiva salvezza, facendosi notare dall’ambizioso NK Zagabria. La stagione 2001-02 è quella della sua definitiva consacrazione. Con i nuovi compagni, infatti, Olic conquista il campionato, interrompendo dopo anni il dominio Dinamo Zagabria-Hajduk Spalato, e viene convocato per la prima volta in nazionale maggiore, esordendo il 13 febbraio 2002 nell’amichevole con la Bulgaria.

A fine stagione arriva la notizia più attesa: è fra i ventitré selezionati per il Mondiale che si svolgerà in Corea e Giappone. Ivica siede in panchina nella prima partita della rassegna, match in cui i suoi connazionali vengono battuti dal Messico. La seconda partita del girone è quindi già decisiva per la Croazia: una sconfitta significherebbe infatti l’eliminazione dalla manifestazione. Il problema è che l’avversario è quello più ostico, l’Italia di Trapattoni. Dopo un primo tempo equilibrato, le cose si mettono male per i croati. Vieri segna il vantaggio dopo dieci minuti della ripresa. Disperato, al 57’ il commissario tecnico Jozić decide di inserire Olic per dare nuova linfa al suo attacco. La mossa genera subito i suoi frutti: al 72’, infatti, Ivica, servito da un cross di Jarni dalla sinistra, anticipa Materazzi e segna il gol del pareggio. I tifosi croati sono in visibilio, mentre la squadra, rinvigorita dal gol, trova addirittura il vantaggio tre minuti dopo con l’ex perugino Rapaic. La prestazione spalanca ad Olic un posto nell’undici titolare della partita successiva, partita che però segnerà l’eliminazione della Croazia dal Mondiale.

Olic può considerare comunque positiva la kermesse asiatica, le sue prestazioni gli valgono infatti la chiamata della Dinamo Zagabria, club con cui si fa definitivamente conoscere a livello europeo. Dopo un’altra stagione in terra croata, infatti, arriva la chiamata dal CSKA Mosca, con cui quale esordisce in Champions League e vince il suo primo trofeo internazionale: la Coppa UEFA 2004-05, superando in semifinale il sorprendente Parma di Carmignani e lo Sporting Lisbona nell’ultimo atto.

Dopo quattro importanti stagioni in terra moscovita, Olic accetta la chiamata dell’Amburgo e torna per la seconda volta in Bundesliga dopo il flop con l’Hertha Berlino. Questa volta l’impatto è decisamente diverso, tanto che nella terza stagione trascina a suon di gol i suoi compagni fino alla semifinale di Coppa UEFA, quando la sua doppietta nel match di ritorno non basta per avere la meglio dei connazionali del Werder Brema.

Alla soglia dei trent’anni Olic è ormai pronto per una big del calcio continentale. La Juventus sembra voler fare sul serio, ma poi arriva l’offerta irrinunciabile del Bayern Monaco e l’attaccante croato sceglie di rimanere in terra tedesca. Parte inizialmente come bomber di riserva dei più quotati Gomez e Klose, ma con il passare dei mesi van Gaal decide di puntare forte su di lui. Olic ripaga la fiducia del tecnico olandese con delle prestazioni formidabili in Champions League, specie ai danni delle italiane. Nell’ultima decisiva partita del girone eliminatorio è lui a segnare il gol del vantaggio bavarese contro la Juventus, eliminando di fatto i bianconeri dalla manifestazione (4-1 il risultato finale).

Negli ottavi contro la Fiorentina si ripete, fornendo l’assist all’andata per il gol vittoria di Klose a un minuto dal novantesimo. Rete che risulterà fondamentale per il passaggio del turno dei bavaresi. Contro il Manchester United ai quarti, invece, Olic si mette in proprio segnando sia all’andata che al ritorno. Si arriva così alle semifinali, turno in cui l’attaccante croato annichilisce il Lione con una tripletta nella gara di ritorno. Dopo nove anni di digiuno, il Bayern Monaco torna in finale di Champions League. A giocarsi la Coppa dalle grandi orecchie con i bavaresi, come nelle migliori favole, è proprio l’Inter del presidente Moratti. Per Olic è un cerchio che si chiude.

Di strada ne ha fatta l’attaccante di Slavonski Brod da quel 15 novembre 1997, quando sognava di poter emulare i suoi idoli. Ora è lui a guidare l’attacco di una della più blasonata squadra tedesca. Ora è lui ad essere un idolo per le nuove leve croate. Anche se la finale di Madrid non andrà come avrebbe sognato, un sorriso resterà per sempre stampato sul suo volto. Il sorriso di chi ce l’ha fatta, di chi ha realizzato i suoi sogni.

di Alberto Querin