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I 30 giocatori più forti che sono passati da Parma negli anni ’90

13 Settembre 2021

10. Faustino ASPRILLA

Dalla lontana Colombia – patria dei Cafeteros – giunge nel 1992 il folle genio del Polpo Asprilla. I tanti gol messi a referto con Cúcuta Deportivo e Atlético Nacional convincono i dirigenti parmigiani a completare l’attacco gialloblù con la sua rapidità e il dinamismo. In quattro stagioni Tino si ritaglia un ruolo importante all’interno del club, contribuendo con le sgroppate e i gol alla conquista di ben cinque trofei. Tornerà a Parma nel 1998 dopo il Newcastle United, per chiudere infine con l’Estudiantes.

9. Filippo INZAGHI

«Non è Inzaghi ad essere innamorato del gol, è il gol ad essere innamorato di Inzaghi». Tutta l’esistenza calcistica di SuperPippo sta dentro questa citazione del compianto Mondonico. Dai campi della serie C con il Leffe, al tetto del mondo con Juventus e Milan. Senza dimenticare l’impresa del 2006 compiuta con la maglia azzurra. A Parma vive una stagione di passaggio, da riserva di lusso, da dove però ha spiccato il volo, spinto come sempre dalla fame e dalla passione per questo sport che lo contraddistinguono.

8. Enrico CHIESA

Il cross di Veron, il velo di Crespo e la violenza del destro che si infila all’incrocio dei pali. È questa l’istantanea più iconica della storia di Chiesa con il Parma. Racchiusa in quel gesto tecnico che regala la storica Coppa UEFA del 1998 ai crociati. Un trofeo che – tra le maglie di Sampdoria, Cremonese, Fiorentina, Lazio e Siena – rappresenta senza dubbio il culmine più alto della carriera di questo straordinario attaccante dalle 138 reti in serie A.

7. Hristo STOICHKOV

Stoichkov e Parma: "Un anno che non dimenticherò mai" - Forza Parma

Ne siamo consapevoli. La stagione del bulgaro a Parma è stata tutto fuorché memorabile. Tuttavia, è impossibile non citarlo nel novero di quei giocatori qualitativamente sopra la media che hanno vestito la maglia gialloblù. Era l’estate del 1995 quando Hristo cedette al corteggiamento degli emiliani, accettando di cimentarsi nel più bel campionato del mondo dopo aver scritto pagine indelebili nella storia del Barcellona. Nonostante il talento incommensurabile, il numero 8 faticò ad inserirsi non poco negli schemi di mister Scala. Diede sporadiche dimostrazioni del suo valore aggiunto: all’esordio con l’Atalanta, trascinando i compagni di squadra nell’incredibile rimonta contro l’Halmstad in Coppa delle Coppe – 4-0 al Tardini dopo lo 0-3 – in Svezia e, soprattutto, nella sfida di campionato contro l’Inter, forse la migliore del suo anno sulla via Emilia. Tuttavia, dopo neanche un anno, bersagliato da diverse critiche per una certa indolenza dimostrata, tornò a Barcellona da figliol prodigo per riallacciare il nodo blaugrana dopo un solo anno di esilio dorato.

6. Gianfranco ZOLA

Dalla Sardegna al Napoli di Maradona. Dal San Paolo al Tardini fino all’approdo a Londra, targata Chelsea, dove il talento del fantasista di Oliena viene affettuosamente ribattezzato con il soprannome di Magic Box, poi la chiusura del cerchio a Cagliari. Aveva tutto: tecnica, dribbling e fiuto del gol. Con la maglia dei Crociati si consacra come uno dei più forti in circolazione vincendo da protagonista Coppa e Supercoppa UEFA, e dipingendo con il destro affreschi d’arte di pregevole fattura.