I cinque punti in comune tra Cech e Casillas

20 Maggio 2020

Il calcio, come la vita, riesce a produrre all’interno di una generazione pochi fenomeni assoluti, pochi calciatori che riescano ad aggiungere lo stra all’ordinario, che possano a spostare gli equilibri di intere stagioni e non solo di alcune partite. Se in una generazione ne nascono pochi, trovarne due nati a distanza di 365 giorni è ancor più raro, e se aggiungiamo il fatto che questi due campioni abbiano eccelso nello stesso ruolo è merce ancor più rara. Il 20 maggio, del 1981 e del 1982, è ricordato per le nascite di Iker Casillas e Petr Cech. Quindi può essere ritenuto di diritto il giorno più sicuro dell’anno!

Ci imbattiamo così in un viaggio che unisce i destini di due dei migliori esponenti dell’arte di difendere i pali, un itinerario che comincia a esattamente un anno di distanza e oltre 2.200 chilometri tra la calda Mostoles, nell’area urbana di Madrid, che ha dato la luce a Casillas, uno dei più grandi portieri spagnoli della storia, e la glaciale Plzen, nota oltreché per la tradizione birraria anche per aver dato i natali a Cech, leggenda dello sport ceco. Eh sì, perché oltre a essere il più affidabile estremo difensore calcistico della nazionale ceca, Petr attualmente difende i pali di una squadra di hockey.

Due carriere ricche di gioie, ma sviluppatesi in maniera molto diversa: Casillas entra nella cantera del Real Madrid a soli otto anni e, dopo aver sbalordito nel Mondiale Under 20 (vinto dalla Spagna), Del Bosque decide di schierarlo titolare a soli diciotto anni in prima squadra. I risultati? Iker sarà un fattore assolutamente decisivo per la vittoria della Champions League del 2000 e nel giro di due anni torna a vincere la Coppa dalle grandi orecchie, in una finale contro il Bayer Leverkusen che lo vede assoluto protagonista. Conquista, inoltre, la titolarità della porta della Roja, complice un tragicomico infortunio di Santiago Cañizares.

Gli anni senza successi europei mettono in ombra stagioni da assoluto protagonista tra i pali dei Blancos: l’IFFHS lo nomina per ben cinque stagioni consecutive – primatista assieme a Buffon – e in quel lustro arriva la grande affermazione in Nazionale: la Spagna, infatti, diventa l’unica nazionale nella storia a vincere due titoli continentali e il mondiale di fila, in un periodo da leggendario che vede Casillas come uno dei grandi artefici. La sua storia a Madrid termina in apoteosi con la Decima, vinta ai danni degli storici rivali dell’Atletico, nonostante la finale sia stata sbloccata da un suo errore in uscita. D’altronde siamo esseri umani: capita di sbagliare. Dopo il congedo madrileno chiude la carriera al Porto, dove vincerà anche il titolo nazionale.

Un giovanissimo Iker Casillas difende i pali delle Merengues
Un giovanissimo Iker Casillas difende i pali delle Merengues

Gavetta più lunga per Cech: dopo tentazioni adolescenziali da hockeista, Petr si dedica al calcio nelle giovanili del Viktoria, Plzen, ma esordirà nella 1. Liga nelle file del Chmel Blsany, per poi affermarsi nelle file dello Sparta Praga. Le prove mostrate nel club della capitale aprono le porte al portiere ceco le porte del grande calcio: nel 2002 il Rennes lo porta in Francia, dopo aver ammirato le prove di Petr nell’Europeo Under 21 di quell’estate. L’estremo difensore è uno dei migliori della kermesse disputata in Svizzera. La Repubblica Ceca, infatti, si aggiudica il torneo con una grande mano – anzi, due – del ragazzo di Plzen che, durante la finalissima contro la Francia, respinge due calci di rigore dei transalpini. Insieme alla Coppa, Petr si porta a casa anche il titolo di miglior giocatore della manifestazione.

Petr Cech in azione con la maglia del Rennes

Gli anni in Francia lo portano a Londra, sponda Chelsea, in principio come riserva di Cudicini. Mourinho, però, ne intuisce le doti e decide di schierarlo titolare. Il risultato? Cech vince la Premier League da protagonista, arriva in semifinale di Champions League con i galloni da favorita contro il Liverpool – che, tuttavia, staccherà il pass per la finale di Istanbul – e verrà insignito del titolo di miglior portiere IFFHS del 2005. I tempi sono maturi per il trionfo europeo nel 2008: nella finale di Champions League di Mosca, giunta ai rigori, Cech para un penalty a Cristiano Ronaldo, ma in occasione del match point per i londinesi, capitan Terry scivola e nei tiri supplementari a spuntarla è lo United. Il titolo arriverà nel 2012, con due “colpi gobbi” in semifinale contro il Barcellona e nella finale contro il Bayern giocata a Monaco, durante la quale Petr ipnotizza Robben dal dischetto durante i tempi supplementari e nella lotteria dei rigori neutralizza nuovamente due rigori, portandosi a casa la coppa. La stagione successiva arriverà anche l’Europa League. La carriera la chiude, però, nell’Arsenal dove giocherà, perdendo proprio contro il Chelsea, una finale di Europa League.

Due portieri leggendari, accomunati da una carriera ricca di successi e soddisfazioni, oltreché dal giorno del compleanno. Un cammino parallelo che abbiamo cercato di condensare in questi cinque passaggi.

1. EROI IN NAZIONALE

Iker Casillas alza la Coppa de Mondo da capitano della Spagna
Capitan Casillas alza al cielo di Johannesburg la prima, storica Coppa del Mondo della Spagna
Credits: AP Photo – Martin Meissner

Tra le tante, tantissime, imprese che questi due eroi ci hanno regalato, molte sono state vissute tra i pali della propria nazionale – seppure in maniera diversa – dove entrambi vantano la medaglia di portiere più presente: Casillas, che di recente è stato superato da Sergio Ramos in termini di presenze assolute, ha difeso i pali iberici per ben 167 volte, subendo soltanto 94 reti. Cech, oltre a predominare tra gli estremi difensori, è primatista anche in termini assoluti di presenze nella nazionale Ceca: 124 presenze “macchiate” da 115 reti subite. Tuttavia, le medaglie per questi due atleti non sono solo rappresentate dalle presenze ma anche, e soprattutto, quelle vinte sul campo:

Casillas, dopo essere divenuto titolare in Nazionale nei Mondiali 2002, è protagonista – fascia da capitano al braccio – della più lunga striscia di vittorie della storia delle nazionali di calcio: Europei 2008, Mondiali 2010 ed Europei del 2012. La striscia vincente della Roja, prende slancio proprio partendo dalle mani del suo capitano: nei quarti di finale, contro i campioni del mondo dell’Italia, quando Iker parerà due rigori – a De Rossi e Di Natale – trascinando la sua Nazionale al trionfo nella soffertissima finale contro i tedeschi, decisa da Torres. Ma la vittoria più desiderata arriverà ventiquattro mesi dopo, quando in Sudafrica gli iberici sollevano la loro prima coppa del mondo ai danni dell’Olanda. Miglior portiere della rassegna? Proprio Casillas, che in finale compie due miracoli in uscita su Robben. Il primo è un capolavoro da mostrare nelle scuole calcio: l’attaccante olandese, a tu per tu col portiere, apre il piattone ma trova l’istintiva risposta di piede del portiere iberico, abile fino alla fine a coprire l’intero specchio della porta. Passano due anni ed arriva un altro trionfo. Ancora agli Europei e ancora l’Italia nel destino: il 4-0 della finale è schiacciante ed è lo stesso capitano spagnolo che chiede all’arbitro di non disputare il recupero in segno di rispetto. Un campione totale.

Petr Cech esulta dopo l’incredibile successo della Repubblica Ceca agli Europei dell’Under 21 nel 2002

La Repubblica Ceca, essendo nazione indipendente dal 1993, non ha un ricco palmares, ad eccezione della medaglia d’argento di Euro ’96. L’unico trionfo di una compagine ceca arriva proprio nel 2002, quando l’Under 21 si impone a sorpresa negli Europei di categoria facendo vittime illustri. Cech, come testimonia il titolo di miglior giocatore del torneo, è assoluto protagonista, specie in finale coi francesi: il numero uno è abile a parare due rigori ai transalpini, mentre un terzo fu calciato fuori. L’occasione per vincere anche coi “grandi” arriverà appena due anni dopo, quando nei campionati europei portoghesi il Narodni Tym arriva a giocarsi una semifinale che la vede favorita contro la Grecia, ma il silver gol di Dellas è solo il preludio alla clamorosa affermazione greca di quella rassegna.

2. MIGLIOR PORTIERE IFFHS

L’IFFHS – International Federation of Football History & Statistics – è l’organizzazione che studia e dirama le statistiche per conto della FIFA. Ogni anno, tale istituto, elegge i migliori giocatori per ruolo ed ovviamente sia Cech che Casillas hanno ottenuto tale riconoscimento, ma c’è molto di più. Iker, assieme a Buffon, detiene il record di riconoscimenti annuali, con cinque premi – ed è l’unico ad averli ottenuti in maniera consecutiva – conquistati nel lustro che va dal 2008 al 2012, proprio le stagioni che lo hanno visto trionfare in Nazionale.

Cech, malgrado stagioni di altissimo rendimento, ha ricevuto tale affermazione solo una volta, nel 2005, quando nella stagione d’esordio al Chelsea fece registrare parate e numeri fuori dal comune. Soltanto il sinistro di Luis Garcia ha impedito al portiere dei Blues di affrontare il Milan in finale di Champions League.

Ma l’IFFHS ha accomunato questi due straordinari portieri in un’altra prestigiosissima graduatoria: nella classifica del miglior portiere della decade 2001-2010, i due si sono piazzati alle spalle di Buffon, in una classifica che vanta nell’ordine Buffon, Casillas e Cech. Si poteva solo fare di peggio, per nostra immensa fortuna.

3. ABBONATI ALLE FINALI DI COPPE EUROPEE

Non sono i titoli a definire la grandezza di un calciatore, tuttavia rendono a pieno l’idea di quanto un singolo possa influenzerà le sorti del gioco. Se consideriamo il numero delle finali coi club Cech batte Casillas quattro a tre, mentre se contiamo i titoli lo spagnolo vince per tre a due.

Iker, nella sua prestigiosa carriera ha disputato ben tre finali di Champions League, senza mai perdere: la prima è la più delicata, essendo giocata nella sua stagione d’esordio, contro il Valencia di Cuper: il risultato dice 3-0, tuttavia l’apporto del portiere spagnolo è determinante. Molto più complessa è la finale di due anni dopo, contro il Bayer Leverkusen, dove Casillas è chiamato a due miracoli nel recupero, mettendo ogni volta una pezza su due mischie generate da calcio d’angolo. L’ultima affermazione è la più bella, sicuramente sul piano emotivo. La Decima è attesa a Madrid da ben dodici anni e arriva a discapito dei cugini dell’Atletico in una finale folle: Diego Costa esce infortunato dopo cinque minuti, Casillas prima sbaglia l’uscita regalando il vantaggio ai colchoneros, poi salva il risultato che sarà riequilibrato da Sergio Ramos all’ultimo respiro. Ai supplementari Bale, Marcelo e Ronaldo coronano il sogno delle Merengues.

La Decima è finalmente sulla bacheca dei Blancos: Iker Casillas esulta con i suoi tifosi
La Decima è finalmente sulla bacheca dei Blancos: Iker Casillas esulta con i suoi tifosi

Petr, arriva a giocarsi il titolo di campione d’Europa per la prima volta nel 2008, e come Casillas, in occasione di un derby nazionale: Chelsea-Manchester United. La finale di Mosca è condizionata da una fortissima pioggia e vede i Red Devils passare in vantaggio con un’incornata di Ronaldo pareggiata da Lampard. La pioggia condiziona la gara, ma soprattutto condizionerà la lotteria dei rigori: Cech si riscatta su Ronaldo dagli undici metri ma Terry, al momento di calciare il rigore della vittoria, scivola e colpisce il palo; ai tiri supplementari lo United ha la meglio grazie al decisivo errore di Anelka.

L’occasione di conquistare la Coppa dalle grandi orecchie arriva quattro anni dopo, quando a Monaco di Baviera il Chelsea affronta i padroni di casa del Bayern. Cech, assieme a Drogba, sarà l’eroe nel bene e nel male: dopo una serie di ottime parate viene sorpreso all’82’ minuto da Müller, ma all’ultimo respiro Drogba trova il pareggio con un gran colpo di testa. Ai supplementari Drogba rischia di combinarla grossa: in ripiegamento stende Ribery in area di rigore, ma per sua fortuna Cech para il penalty di Robben. Curiosità nella curiosità. Proprio come Casillas, anche Cech compie una delle parate più importanti della sua vita su una conclusione a rete dell’Uomo da nove milioni di fiorini. Nella lotteria dei rigori, Petr para due rigori a Olic e Schweinsteiger – su quest’ultimo si dividono gli statistici: la palla impatta il palo dopo che Cech sfiora il tiro, molti non attribuiscono la parata, ma la sensazione è che il tocco arrivi – e Drogba non sbaglia per il trionfo dei londinesi.

Dopo la delusione di Mosca, Petr Cech può finalmente alzare la Coppa dalle grandi orecchie dopo il match con il Bayern Monaco

4. (QUASI) MAI AVVERSARI

Numeri da capogiro, anni ad infiammare le serate delle grandi coppe europee, trionfi e le più grandi vetrine per mettersi in mostra. Tuttavia, i due non si sono mai affrontati in una gara ufficiale coi club di appartenenza! Per trovare una gara dove i due portieri si sono fronteggiati sul campo bisogna risalire al doppio confronto delle qualificazioni agli Europei del 2012, dove la Spagna ha battuto i cechi in entrambe le occasioni.

5. PIÙ FORTI DELLA PAURA

Uno dei tanti fili che legano questi due portieri è quello che li unisce nella comune capacità di “respingere e parare” le insidie e gli imprevisti della vita. Entrambi, infatti, hanno messo a repentaglio le proprie vite mentre facevano quel che hanno amato più di tutto, ma entrambi sono proditoriamente riusciti a respingere e superare le rispettive difficoltà.

Dei due, l’incidente più vistoso è quello occorso a Cech: il 15 ottobre del 2006, in una gara di campionato contro il Reading, dopo sedici secondi di gioco, l’estremo difensore interviene in uscita bassa sull’attaccante Hunt che, nella corsa, colpisce fortuitamente il portiere con lo stinco. Un un primo momento nessuno coglie la gravità dell’incidente: Cech ha rimediato una frattura al cranio che, per questione di millimetri, non ha danneggiato il cervello. L’operazione che ne consegue è molto delicata e Petr rischia non solo di smettere di giocare, ma soprattutto la vita. Tuttavia, Cech riesce a riprendersi brillantemente e, a soli novantotto giorni dall’operazione, torna in campo con il suo caschetto protettivo.

Gli istanti immediatamente successivi allo scontro di Cech con Hunt durante Reading-Chelsea

Ciò che ha colpito Iker Casillas, invece, è avvenuto ben lontano dai riflettori: il primo maggio del 2019, infatti, Iker viene colpito da un infarto durante l’allenamento con il Porto. Per sua fortuna i medici dei lusitani riusciranno ad intervenire tempestivamente, contenendo gli effetti dell’arresto cardiaco. Lo spavento e l’età portano il numero uno a maturare la decisione di smettere di giocare a pallone. Ma quando è stata vinta la gara più importante della sua vita, tutto il resto è relativo.