Il primo gol al debutto in un Mondiale più bello della storia del calcio

19 Giugno 2020

Martedì 19 giugno 1990, Roma. Allo stadio Olimpico, in quella calda estate italiana, la notte sembra davvero magica. I rumori delle ultime macchine per le vie della capitale si mescolano con il frastuono dei tifosi azzurri che riempiono a poco a poco lo stadio. È il Mondiale italiano, quello più atteso, quello più bello. Si gioca la terza ed ultima partita del girone eliminatorio: Italia-Cecoslovacchia. Gli azzurri hanno liquidato nei primi due match del torneo Austria e Stati Uniti di misura, grazie ai sigilli di Totò Schillaci e Giuseppe Giannini. Il primato del girone è conteso però dall’agguerrita compagine ceca, anch’essa reduce da due vittorie. Azeglio Vicini decide finalmente, a furor di popolo, di schierare dal primo minuto il ventitreenne Baggio, che non ha ancora messo piede in campo.

Il giovane Codino, reduce da una grande ed ultima stagione in maglia viola, non è ancora la stella di quella Nazionale. Vialli, Schillaci e Giannini sono i simboli di una formazione compatta e ben assortita, in cui milioni di italiani credono fortemente: dopo otto anni dal trionfo in Spagna, questa Nazionale sembra davvero poter riportare la Coppa del Mondo in terra italiana.

La partita è bella e il pubblico si diverte. Gli azzurri passano quasi subito con una capocciata di Totò Schillaci, al suo secondo gol mondiale (saranno ben sei a fine torneo). Gli avanti cechi, guidati da bomber Skuhravy, provano a replicare, ma la rocciosa difesa italiana composta da Bergomi, Maldini, Ferri e Baresi lascia ben pochi spazi e speranze agli avversari. Azeglio Vicini sorride: gli azzurri hanno il match in pugno. Baggio si cerca e si trova con Schillaci, creando scompiglio sulla trequarti offensiva. Tutto l’Olimpico si alza in piedi quando prende palla il numero 15, come se dovesse succedere sempre qualcosa di bello. Qualche buono spunto offensivo al suo esordio in un Mondiale e una dozzina di tocchi deliziosi sembrano poter bastare per regalare al giovane Baggio l’applauso convinto del pubblico a fine partita ed una possibile riconferma da titolare per il prossimo turno. Ma Roby ha deciso che questo non basta: è il momento di scrivere la storia.

Così, al minuto ’78, Roberto da Caldogno riceve palla a centrocampo. Scambia con Giannini tagliando fuori un avversario. A questo punto prende velocità, alza la testa e vede la porta. Laggiù, lontana. I tostissimi mediani cechi, Kinier e Hasek provano a chiuderlo, ma Baggio sguscia via con tocchi magici. La palla è incollata al piede. Hasek tenta con una crudele sforbiciata da terra di colpire il giovane attaccante, che però fluttua via verso l’area di rigore avversaria. Lo stadio si gonfia d’attesa. Giunto al limite dell’area, dinnanzi a Baggio si presenta il mastodontico Kadlec, tra i difensori più arcigni d’Europa. Con una finta di corpo, quasi un passo di danza, il numero 15 sbilancia il possente avversario e lo supera con facilità. Solo il portiere Stejskal separa adesso Roby dalla storia, ma dopo un preciso e calibrato tiro sul primo palo Baggio può far festa con i compagni: è, forse, il gol più bello della storia della Nazionale italiana.

Baggio si getta a terra, sfinito e felice. I compagni lo sommergono di affetto e gioia. L’Italia festeggia con lui. Le telecamere cercano Vicini, che forse ha atteso troppo per dare fiducia a quel ragazzo di ventitré anni. Quattro anni dopo il gol di Maradona all’Inghilterra, un altro capolavoro è servito per il nuovo Mondiale. Un nuovo spot per chi ama il calcio, per chi vive di queste emozioni. Un gol da cineteca consegnato direttamente alla storia di questo sport. È così che Baggio, in quella calda e magica notte italiana, si presenta al mondo. L’Italia ha un nuovo Re.

Arriveranno ancora vittorie, contro Uruguay ed Irlanda, con il numero 15, ormai idolo delle folle, a dettare i tempi di ogni azione offensiva azzurra. Tutto sembra perfetto. Ma i sogni azzurri finiranno circa dieci giorni dopo, nella maledetta semifinale con l’Argentina che costò alla Nazionale nostrana quello che tutti percepivano come un trionfo annunciato. In quella partita, contro Maradona e compagni, Baggio entrò solo a gara in corso. La mossa di Vicini scatenò non poche polemiche al tempo. Una semplice analisi di quelle gare ci dice infatti che Baggio era forse il giocatore più in forma di quella Nazionale. Giovane sì, ma già un grande campione. E chissà come sarebbe andata se Roby avesse giocato fin dall’inizio quel match.

di Giacomo Bernardi