Le 20 magliette da portiere più iconiche degli anni ’90

15 Ottobre 2020

4. ITALIA 1994

Ancora una casacca indossata dal Gatto di Casalecchio, ancora una cocente delusione in finale, ancora una maglia bellissima. USA ’94 rappresenta nelle nostre memorie il Mondiale più controverso ed emozionante sul campo: si alternano ricordi più o meno dolci alla kermesse americana. Ma fra gli appassionati, il giudizio estetico sulle maglie Diadora è unanime: bellissime. Per i portieri domina il color argento, con dettagli sul petto triangolari azzurri e inserti bianchi, rossi e azzurri sulle maniche. A questa maglia sono legati ricordi agrodolci, specie nella mente di Roberto Baggio, costretto suo malgrado ad incrociarla in occasione della sfida fra Italia e Norvegia, quando Arrigo Sacchi lo richiama in panchina per sostituirlo con Marchegiani. Ma ancor più bella è la scena di Pagliuca che bacia il palo che lo salva da un tragicomico abbaglio in finale.

3. NAPOLI 1996 -1997

Per tutti è Batman, vista la straordinaria attitudine a parare i rigori. È nel 1996 che Giuseppe Taglialatela decide di apporre il logo del Crociato Incappucciato sulla sua divisa. Se nel modello grigio il riferimento è vago – e già utilizzato per altre maglie Lotto, come quella del Vicenza nella stagione successiva – il richiamo a Bruce Wayne è lampante nella divisa arancione, con il logo dell’uomo pipistrello proposto per ben tre volte sul petto del portiere partenopeo.

2. JUVENTUS 1995-96

La maglia “stellata” della Juventus è un capolavoro stilistico marchiato Robe di Kappa. Il brand torinese lancia una maglia dal design apprezzatissimo: i modelli da trasferta e da portiere hanno le stelle applicate all’altezza delle spalle. Il kit fornito a Peruzzi rappresenta una delle soluzioni estetiche più amate dal popolo juventino: il primo ha sfumature di grigio che degradano al nero fino a sfumare, mentre il secondo è giallo con stelle azzurre. Quest’ultima versione viene indossata da Tyson durante la finale di Champions League in quel di Roma: i due rigori neutralizzati rispettivamente a Davids e Silooy consentono alla Vecchia Signora di alzare al cielo la Coppa dalle grandi orecchie.

1. MESSICO 1994

Jorge Campos chiede, e ottiene, alla Umbro di disegnare le proprie maglie. Risultato? Pezzi di assoluto culto, tra maglie in stile multicolore o quelle con saette multidimensionali, su ispirazione di quelle mostrate nei Mondiali statunitensi poi – addirittura – vietate da Blatter in persona in occasione dell’edizione transalpina della kermesse iridata. Fondo giallo, quattro frecce nere al centro, dettagli in rosso sulle maniche e uno stile da fare invidia ad Arlecchino. Una maglia che potrà dividere i gusti, ma parafrasando un detto popolare, bisogna sottolineare che: “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che è nostalgico”.

Daniele Riefolo