Le trenta cose più nostalgiche di Italia ’90

8 Giugno 2020

Dove eravate, l’8 giugno 1990? Un venerdì pomeriggio diverso dagli altri, la sensazione di essere all’inizio di un mese particolare, per certi versi irripetibile. La gente davanti alle televisioni, le bandiere tricolori pronte per essere sventolate l’indomani all’esordio della nazionale azzurra, l’Italia tirata a lucido con il rinnovo (col senno del poi, in buona parte dissennato) degli stadi. Questo e altro per il mondiale numero quattordici, giusto premio per quello che comunemente era il paese del “campionato più bello del mondo”. D’altronde, lo confermavano i numeri: il Milan sul tetto d’Europa, grazie alla doppietta 1989-1990 con Steaua e Benfica, la Sampdoria e la Juventus vincitrici delle altre due competizioni continentali, la Coppa delle Coppe e la Coppa UEFA.

Ma, bando alle ciance, quando si arriva nei paraggi di una kermesse iridata, il tifo si unisce e va in un’unica direzione, quella della nazionale del proprio paese. E, mai come in quell’occasione, il momento era propizio: un gruppo solido, plasmato negli anni dell’Under 21 da Azeglio Vicini, capace poi già ad Euro 1988, con una formazione molto giovane, di stupire anche i più scettici. Zenga, Bergomi, Baresi, Ferri, Maldini, Donadoni, De Napoli, Ancelotti, Giannini, Vialli e Carnevale, più Baggio, Mancini, De Agostini, Berti e, ultimo ma non ultimo, Schillaci. Gli ingredienti giusti, davanti al pubblico di casa, per bissare il successo di otto anni prima in Spagna. Ma sappiamo bene che non andò così.

Cosa resta di quei giorni? L’atmosfera, irripetibile, di vivere delle “Notti magiche”. La serenità dei più piccoli nel rincorrere un pallone, in strada, sognando di essere Maradona, Matthäus, Van Basten o il nostro Totò, protagonista inatteso alla vigilia. L’unità della nostra nazione, compatta nel sostenere la propria squadra. Il sentirsi parte di un globo che pensa, mastica e respira calcio. Sono passati trent’anni, ma sembra ieri: ecco a voi le trenta storie di Italia 1990, ordinate in un diario, un diario mondiale.

30. L’EXPLOIT DELLA COSTA RICA

Non c’è solo il Camerun tra le rivelazioni del torneo. Il 20 giugno, battendo 2-0 la Svezia e bissando il successo dell’esordio con la Scozia, accede alla seconda fase la sconosciuta Costa Rica: la allena Bora Milutinovic, vecchio giramondo, che fonda la squadra sulle parate di Conejo e sulla stella Cayasso, in forza al Deportivo Saprissa, oltre che su un Medford che poi giocherà anche nel Foggia, senza lasciare traccia. Mondovì, sede piemontese del ritiro, adotta i caraibici, che nella seconda gara del girone giocano addirittura in bianconero contro il Brasile, perdendo 1-0: l’idea è del solito Milutinovic, che vuole una terza maglia che ricordi quella del “suo” Partizan Belgrado, ma la federazione non ha i soldi per comprarla. Ad intervenire in soccorso è la Juventus, che ne regala uno stock alla squadra, di certo la più simpatica del lotto.

29. UN ALTRO CAPITOLO PER LA FAVOLA DELL’EIRE

Sono allegri, simpatici, colorati. E scrivono una delle pagine più inattese del mondiale. L’Irlanda è allenata da un inglese, e che inglese, Jack Charlton, che non mette certo in atto un gioco più spettacolare ma, al motto del “prima non prenderle”, entra addirittura nelle prime otto del torneo.  Dopo un girone chiuso con tre pareggi, due gol fatti ed altrettanto subiti, Pat Bonner e compagni salgono a Genova per l’ottavo con la Romania, decisamente più dotata tecnicamente, ma imbrigliata senza appello da un undici ordinato e che sa perfettamente cosa fare per mandare la partita dove vuole, ovvero alla lotteria dei rigori. Kevin Sheedy, Ray Houghton, Andy Townsend e Tony Cascarino non sbagliano; Bonner, invece, ipnotizza Daniel Timofte, prima che David O’Leary mandi i suoi in paradiso, all’Olimpico, a sfidare i padroni di casa.

28. MICHEL “MATA” LA COREA

Credits: Bob Thomas Sports Photography via Getty Images

Dopo aver incantato il globo a Messico 1986, segnando uno straordinario poker alla Danimarca, Emilio Butragueño è la stella della Spagna di Luis Suarez, che cerca un posto al sole dopo il secondo posto di Euro 84, i quarti nell’ultimo torneo iridato ed un campionato europeo Under 21 strappato proprio all’Italia di Vicini. Il Buitre, però, non trova mai la via della rete in Italia e, così, serve un altro della famosa Quinta a risolvere i problemi delle Furie Rosse: ci pensa Josè Miguel Gonzalez Martin del Campo, meglio conosciuto come Michel, energico centrocampista del Real Madrid che decide praticamente da solo la sfida con la Corea del Sud, snodo fondamentale del torneo degli spagnoli dopo lo 0-0 dell’esordio con l’Uruguay. A Udine il numero 8 segna addirittura una tripletta, la prima del mondiale, per poi realizzare dal dischetto il provvisorio 1-0 nella vittoria col Belgio, che vale il primato nel girone E.

27. UN TIFOSO VIP NON BASTA ALLA SCOZIA

Tifoso VIP per la Scozia di Andy Roxborgh. A sostenere gli uomini di Andy Roxburgh in quella che, sulla carta, sembra una sfida agevole contro la Costa Rica, c’è Rod Stewart, una delle rockstar più famose del globo. La sua passione per il football è nota: tifa il Celtic alla follia e nel 1978 ha composto “Ole ola”, canzone che accompagna Kenny Daglish e compagni ai mondiali d’Argentina. Forse è un po’ troppo ottimista: canta “Ole ola, ole ola, wÈre gonna bring that World Cup back from over there”, augurandosi un ritorno con la coppa tra le braccia, ma non sarà così. E anche nel 1990 la delusione è cocente: la Costa Rica vince 1-0, con gol di Cayasso, e l’avvio è tutto in salita. Non basta il vittorioso 2-1 con la Svezia per qualificarsi, anche perché nell’ultima giornata il gol di Muller nel finale vale l’1-0 al Brasile e l’eliminazione agli scozzesi, beffati sul filo di lana dall’Uruguay.

26. LA FESTA EGIZIANA

Mezzo pieno o mezzo vuoto? Difficile dare un giudizio sul bicchiere egiziano dopo il mondiale. Di certo, l’esordio della squadra di Al Gohari, alla seconda kermesse iridata della storia dopo quella del 1934, è più che positivo: di fronte, a La Favorita di Palermo, c’è l’Olanda campione d’Europa, che qualche problema ce l’ha ma trova comunque il gol del vantaggio con l’ex torinista Wim Kieft. A 7’ dalla fine il gol del pari, che fa esplodere festeggiamenti al Cairo e ad Alessandria, dopo che l’Egitto aveva sprecato diverse occasioni ghiotte: il fischietto spagnolo Aladren concede la massima punizione che Magdi Abdelghani trasforma battendo Hans Van Breukelen. Sarà l’unico centro dei nordafricani nel torneo, che nel proseguo pareggeranno a reti bianche col l’Irlanda e perderanno di misura con l’Inghilterra, senza mai sfigurare.