Medina Cantalejo, il quarto uomo che ha indirizzato il Tempo e cambiato la Storia

1 Marzo 2021

108 secondi, o qualche istante di più. Meno di due minuti. Un lasso di tempo lunghissimo, a pensarci. Li abbiamo contati di nuovo, rivivendo quella magica partita di quella altrettanto magica estate del 2006. Quante cose possono succedere in quella manciata di secondi? Tante, tantissime, impossibili anche solo immaginarsele. Nascono centinaia di bambini ogni minuto, tanto per dirne una. Ma in due minuti, anche meno, si possono prendere decisioni in grado di cambiare il corso della Storia, quella dei grandi, e di tante piccole storie che vanno ad incrociarsi con il flusso continuo del destino. Serve coraggio, per fermare quel flusso, intervenire per rimetterlo nella direzione corretta e poi lasciarlo di nuovo fluire. E serve attenzione, buon senso e capacità di discernimento, di distinguere il momento per intervenire con il tempo giusto. Il tempo, appunto. Prendete quella manciata di secondi, pezzetti di vita, e posizionatela in 30 minuti, quelli dei supplementari di una gara che nessuno di noi può dimenticare.

Il Doctor Strange di Siviglia

Italia contro Francia. Berlino, 9 luglio 2006. Ventidue i giocatori in campo, poi un arbitro e due guardalinee. Ma il nostro Doctor Strange (consigliamo la visione, capolavoro vero) non è tra quelli sul manto verde, è l’uomo a bordo campo. Nel linguaggio tecnico, è il quarto ufficiale, più comunemente definito quarto uomo. E non è l’ultimo arrivato, attenzione. È uno dei migliori arbitri del panorama internazionale, il signor Luis Medina Cantalejo, nato il 1° marzo del 1964 a Siviglia. Per i nostri colori la sua presenza è di ottimo auspicio. Perché il fischietto andaluso è uno che non ha paura di prendere decisioni. Ne sa qualcosa Materazzi, cacciato durante Italia-Australia, tappa del nostro percorso perfetto in quel Mondiale. E ne sa qualcosa Fabio Grosso, steso in area australiana ben oltre il novantesimo minuto. Lo spagnolo fischia, Totti segna, gli azzurri proseguono il loro viaggio verso la Coppa del Mondo. Ma tutto questo il 9 luglio è un ricordo lontanissimo. Indelebile nei ricordi di tutti noi, come ogni tappa di quella meravigliosa estate tedesca.

Minuto 7

Che la serata di Medina Cantalejo fosse destinata a restare nella storia si era già capito fin dalle prime battute. Per uno strano scherzo del destino il protagonista è ancora Materazzi, che butta giù in area Malouda. È il settimo minuto della finale mondiale. Zidane tira, la palla sbatte sulla traversa ed entra in porta. Entra? L’arbitro Elizondo non sembra essere proprio sicuro che la palla avesse oltrepassato la linea, e ci è voluta la conferma del nostro quarto uomo grazie alla tecnologia a bordo campo. Lo spagnolo osserva e invia la conferma alla terna arbitrale, che indica la metà campo. Gol della Francia. La partita è spigolosa, il fischietto argentino la tiene abbastanza bene, i ventidue in campo se le danno di santa ragione, come è giusto che sia vista la posta in palio. L’occhio vigile di Luis a bordo campo supporta l’operato del collega sudamericano. L’Italia pareggia, ancora con Materazzi, e la gara si infiamma. Ci sono occasioni, ci sono falli, ma non ci sono gol. Arriva il novantesimo e siamo ancora 1-1. 

Quei secondi che cambiano la Storia

E dire che solo pochi minuti prima che il flusso del tempo venisse bloccato e ripristinato nella direzione giusta da Medina Cantalejo, Zinedine stava per fare il bis, con un gran colpo di testa deviato da Buffon. Era il minuto 104. Finisce il primo supplementare. Iniziano gli ultimi quindici minuti di calcio giocato della finale mondiale. Al minuto 107 e qualche secondo in più Materazzi e Zidane tornano fianco a fianco verso la metà campo francese. Nessuna sa bene cosa si siano detti, quali le parole pronunciate dal nostro difensore che hanno urtato così veementemente la sensibilità dell’asso francese. Zidane sembra andare avanti, poi torna indietro in maniera repentina e improvvisa e colpisce con una testata il petto dell’avversario, che cade a terra. “Caddi, come corpo morto cade”, citando le meraviglie dell’Inferno di Dante. Elizondo non vede nulla, Materazzi resta a terra.

L’arbitro non può vedere, la palla è dall’altro lato del campo. Medina Cantalejo ha invece visto tutto, e senza l’ausilio del monitor. Lo ha visto con i suoi occhi. Una manciata di secondi. Una vita, a ripensarci ora e a rivivere quegli attimi indimenticabili. In meno di due lunghissimi minuti lo spagnolo interrompe il tempo, se ne appropria e indirizza il suo flusso nella direzione prevista dal regolamento (e dalla giustizia). Dalla capocciata al cartellino rosso sono passati 108 secondi. O qualcosa di molto vicino. 

La voce in cuffia e lo stratagemma

L’arbitro ascolta la voce del collega spagnolo in cuffia che conferma il fallo del fuoriclasse francese, e prende la sua decisione, pur coinvolgendo, ma soltanto formalmente, uno dei guardalinee (lo confessa lo stesso arbitro qualche anno dopo in una intervista al magazine The Blizzard), stratagemma astuto per comunicare la scelta anche ai tifosi sugli spalti. Cartellino rosso per il miglior giocatore dei transalpini, una mazzata enorme per il morale dei nostri avversari, che forse in quel momento hanno capito di non aver alcuna possibilità di vittoria. Il resto è ormai Leggenda, e non ha neanche più bisogno di essere raccontato. Il tutto, forse per la prima volta nella storia, senza alcuno strascico. Perché, come conferma Luis dopo la gara, è stato lui stesso a vedere tutto. La scena si è di fatto svolta davanti ai suoi occhi esperti e coraggiosi. Un gesto che non poteva che essere punito con il cartellino rosso, e per questo Medina Cantelejo ha avvisato l’arbitro, facendo il suo dovere. Di arbitro, di quarto uomo, e di Doctor Strange andaluso, capace di bloccare il tempo e cambiare la Storia in 108 secondi. Meno di due minuti. Senza dubbi e senza ascoltare gli inevitabili tremori del cuore. Del resto, “le scelte più difficili richiedono la volontà più ferrea”. Ed è questa la storia di Medina Cantalejo, uno che ha interrotto il flusso del tempo per indirizzarlo verso la direzione corretta. Coraggio e prontezza, mente e cuore. Non sarebbe stato un degno componente degli Avengers?

Yari Riccardi