Quando Zinedine Zidane fu scartato dal Blackburn

23 Giugno 2020

Quante volte ci siamo trincerati dietro l’adagio errare humanum est per giustificare una qualsivoglia svista di cui siamo stati unici autori ed artefici? È questa caducità mortale, propria dell’essere umano, a ricordarci come nessuno di noi sia infallibile, certo. Ma quando la svista è madornale, almeno se la si applica alla nostra storia, vien naturalmente da pensare come talvolta si possa sfociare consciamente nel dolo. Non riuscire a cogliere il potenziale di un giovane calciatore è altrettanto umano. Ma quando si sbaglia la valutazione su di un giocatore che di lì a poco si sarebbe imposto come uno dei talenti più puri della storia di questo gioco, beh, è dura non modificare la vocale – e con essa il concetto – spostando il tiro sull’orrore e non più sull’errore.

Accade ciò quando si mandano indietro le lancette dell’orologio fino all’estate di venticinque anni fa e, come dei novelli Jules Verne, portiamo la nostra mongolfiera dei ricordi ad ancorarsi sulle colline del Lancashire, nei pressi di Ewood Park, lo stadio che da qualche mese rappresenta l’ombelico dell’Inghilterra pallonara. I sudditi di Sua Maestà residenti in quel di Blackburn, infatti, sono ebbri di gioia – al limite dell’incredulità – dopo che i Rovers, beniamini di casa, si sono aggiudicati la loro prima Premier League (terzo titolo di campione d’Inghilterra).

L’allenatore è lo scozzese Kenny Dalglish, un vincente sia sul campo che in panchina. Durante la sua carriera da calciatore si è aggiudicato qualsiasi titolo possibile con la maglia del Liverpool – fra cui sei campionati e tre Coppe dei Campioni – così come da allenatore dei Reds. Il presidente Jack Walker lo ha chiamato a sé durante l’autunno del 1991 per riportare il Blackburn in First Division. Centrato l’obiettivo, grazie all’esperienza dell’ex manager del Liverpool, i Rovers occupano stabilmente i piani alti della neonata Premier League, sino a laurearsi addirittura campioni grazie alle imprese in attacco di Chris Sutton ed Alan Shearer. Conquistato il gotha del calcio albionico, per rimanere stabilmente sul trono dei più reali fra i sudditi della Regina ed evitare di cedere lo scettro alle altre pretendenti, c’è bisogno di puntellare un organico comunque perfettibile.

Lo sguardo del tecnico si concentra sulle rive della Garonna, in Francia, dove da qualche anno la squadra del Bordeaux sta tirando su eccellenze dalla qualità sempre maggiore. E, per una volta, non sono vini. Ma calciatori che portano in alto il nome della città girondina. Una realtà che Dalglish conosce bene. Pochi mesi prima, infatti, ha prelevato dai transalpini l’olandese Richard Witschge. L’avventura del Tulipano Biondo dura il giro di una partita. Quanto basta per rovinare il rapporto con tecnico – a cui preferisce Le Saux e Kenna – e con la città del Lancashire che lo stesso giocatore definirà “poor and ugly”. Dichiarazioni che non costituiranno certo le basi per un gemellaggio fra le due città.

E allora che cosa avrebbe dovuto pensare il presidente Walker quando Dalglish lo ha informato circa la sua volontà di prelevare un altro giocatore dal Bordeaux? È giovane franco-algerino, ha una tecnica sopraffina ed una visione di gioco senza eguali. Si chiama Zinedine Zidane. Il talento non è ancora definitivamente esploso, ma nelle ultime tre stagioni ha messo a segno diciotto reti e servito trenta assist ai compagni di squadra, vincendo per ben due volte il premio di giovane francese dell’anno. Inoltre, proprio nel 1995, i Girondini hanno anche vinto la Coppa Intertoto, durante la quale il giovane Zinedine si è reso protagonista assoluti. Certo, non solo Dalglish ed il Blackburn si erano accorti del suo immenso bagaglio tecnico. Infatti, gli occhi di mezza Europa erano già puntati sul trequartista dai piedi fatati.

È una corsa contro il tempo. Come non approfittare di un’occasione del genere? Il ragazzo di Marsiglia può vestire il bianco e il blu del Blackburn senza dissanguare le casse del club ed i suoi assist sarebbero oro colato per quei due lì davanti. Dopo il titolo, Kenny non potrà mai sentirsi dir di no dal suo presidente. La sua risposta, però, fu tanto chiara quanto spiazzante: «Why do you want to sign Zidane when we have Tim Sherwood?». Già, perché mettere sotto contratto uno come Zidane quando hai il buon Tim Sherwood? E chi sono io? Babbo Natale? (cit.)

Jack Walker, insomma, non vuole saperne. E nonostante le insistenze, convince Dalglish a cedere le armi per la sua battaglia che porta al francese. E chissà cosa avrà pensato l’estate successiva, dopo averlo visto in azione con la maglia della Francia e poi quella della Juventus. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra. Anche duemila anni fa un errore di valutazione portò alla liberazione di Barabba, e certamente non ci arroghiamo il diritto di peccare di blasfemia accostando il talento di Zidane a qualcosa di divino, ma anche dall’altra parte delle Alpi e scendendo lungo l’Appennino di esempi “scellerati” come quello di Walker ve ne sono a bizzeffe. Basti pensare a Roberto Carlos, Vieira ed Henry. Tre nomi per volare bassi. Forse con la minima attenuante di averli fatti giocare, ma di non averli capiti. Però ci abbiamo almeno provato.

Ma quando ti accorgi che Jack Walker è un cugino di secondo grado di Roy Hodgson, tutto diventa più chiaro. E allora ditelo, no?

di Nando Di Giovanni