Un uomo, un allenatore, un insegnante di calcio e di sogni

22 Maggio 2020

Ci ha lasciato dopo averci tenuto per quasi un anno in bilico, incerti. Non se n’è andato in un giorno qualunque. Gigi Simoni ha chiuso la valigia della sua vita proprio nel decimo anniversario del Triplete della “sua” Inter. La prima che, grazie a lui, aveva ricominciato a sognare ad occhi aperti dopo anni interlocutori. Ha saputo conquistarsi l’affetto di ogni tifoso che l’ha visto guidare la propria squadra: sacerdote di stile e garbo. L’ossequio va ad un personaggio che ha saputo imporsi senza mai alzare la voce, lavorando quotidianamente in continuo crescendo che l’ha portato dalla panchina del Genoa, nel 1976, a dirigere il giocatore più forte del mondo, passando per Pisa, Carrarese, Lazio, Empoli, Piacenza e Cremonese. 

Gigi Simoni abbraccia Andrea Tentoni in una foto della stagione 1995-96, la sua ultima in grigiorosso

Di miracoli ne ha fatti Gigi. Certo, sportivi. L’ultraterreno non è cosa sua, né nostra. Impastato com’è nel fango e nell’erba, il suo calcio è stato emblema di solidità e concretezza, carattere proprio della sua terra, l’Emilia. Ed è proprio vicino casa che, forse, ha compiuto uno dei piccoli miracoli sportivi che più ricordiamo con affetto. Quella Cremonese di cui ha raccolto i cocci nel 1992 dopo l’ennesima retrocessione e che, nel giro di quattro anni, ha portato fra le “nobili” della Serie A. Passando per una finale, quella di Wembley, che sublima l’annata – la prima al Giovanni Zini – che porta alla promozione nella massima categoria. Se non c’è qualcosa di più vicino al paradiso, beh, questa imprese ci s’è avvicinata molto.

Ecco il nostro racconto dell’impresa della Cremonese di Gigi Simoni durante la Coppa Anglo-Italiana 1993.

I giocatori della Cremonese esultano a Wembley

I grigiorossi che si apprestano a disputare il campionato che li porterà al 1993 non hanno scelta se non quella di riconquistare immediatamente la Serie A dopo la pessima figura rimediata l’anno prima con il penultimo posto in graduatoria. Per centrare l’obiettivo, il presidente Luzzara saluta Giagnoni ed affida la panchina a Simoni. La scelta sarà tra le più felici: le tre stagioni ad altissimo livello disputate al Giovanni Zini gli faranno guadagnare la chiamata di Napoli prima ed Inter poi. Ma nel frattempo c’è da affrontare la roulette russa del campionato cadetto e, parallelamente, ci sono da preparare le due coppe: Italia ed Anglo-Italiana. La retrocessione costringe i cremonesi a dover salutare diversi elementi di qualità: vanno via Rampulla, acquistato dalla Juventus, i giovani Bonomi, Favalli e Marcolin dicono sì in blocco alla Lazio, mentre saluta il calcio giocato il Marziano Alviero Chiorri. Restano alcuni senatori come Gualco e Dezotti e guadagnano i galloni da titolare giovani di prospetto come Florijancic, Giandebiaggi e Maspero.

Gli acquisti principali sono il portiere Turci, il giovane centrale Colonnese e l’attaccante Tentoni. La marcia in campionato è spedita e terminerà con il secondo posto alle spalle della Reggiana con conseguente promozione, così come in coppa dove i grigiorossi si aggiudicano il loro girone senza problemi. L’ostacolo da superare prima della finale di Wembley è il Bari e la qualificazione viene centrata già dopo i primi novanta minuti, grazie al 4-1 interno del 3 febbraio 1993. Il pareggio al San Nicola di due settimane dopo spalanca le porte di Wembley ai ragazzi di mister Simoni. Ad attenderli troveranno il Derby County, un avversario che, proprio come i grigiorossi, si distingue per un continuo vai e vieni in prima serie.

Si avvicina la primavera del 1993, ma guarda un po’, il meteo che accoglie i lombardi allo sbarco a Londra rimanda ai proverbiali scenari piovosi a cui ci hanno abituato ore e ore passate davanti ai cartoni animati di Sherlock Holmes. Al calcio d’inizio, la Cremonese appare molto più spigliata e determinata degli avversari, tant’è che non si ha quasi il tempo di sistemare il cuscino sul seggiolino che l’esperto Verdelli infila da calcio d’angolo la rete del vantaggio. La reazione dei Rams non si fa attendere e, quasi in ossequio didascalico allo spirito della coppa, al minuto numero ventitré giunge il pareggio firmato dall’anglo-italiano Marco Gabbiadini. Non c’è mica il tempo di annoiarsi e bastano pochi giri di lancette per sobbalzare di nuovo dal seggiolino dopo il calcio di rigore comminato ai lombardi: sul dischetto va Eligio Nicolini, uno degli esperti del gruppo con una pregressa esperienza europea in maglia atalantina, ma il numero dieci si fa ipnotizzare e non riesce a segnare il gol del sorpasso.

Corrado Verdelli insacca la rete del vantaggio sul Derby County mentre Luigi Gualco è in elevazione

La Cremonese, però, ci crede assai e la forte pressione si materializza subito dopo l’intervallo con un nuovo calcio di rigore assegnato per fallo su Tentoni: stavolta ci prova Ricky Maspero ed il tentativo va a buon fine. Vantaggio ed avversari costretti ad inseguire. Si aprono spazi dinanzi ai grigiorossi che definire praterie appare riduttivo: a sette minuti dal triplice fischio finale è proprio Tentoni a lanciarsi come un leopardo all’inseguimento di una gazzella nella savana del Derby County e, dopo oltre cinquanta metri di corsa, la palla viene scagliata alle spalle di Taylor per suggellare il primo e unico successo in campo internazionale della Cre. E in quale miglior stadio farlo per mostrare le foto ai nipoti?

Di sicuro, quelli di Gigi Simoni, da oggi avranno un motivo in più per rimirarla orgogliosamente.

di Nando Di Giovanni