Dieci vittorie delle provinciali sulle grandi

30 Maggio 2020

Quando il postulato della legge di Murphy divenne una regola non scritta del nostro vivere quotidiano, non avremmo mai pensato di poterne cogliere tutto il suo ironico romanticismo per farlo rotolare, nelle vesti di un pallone, in mezzo a una partita di calcio: «Se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi modi può condurre a una catastrofe, allora qualcuno lo farà in quel modo».

That’s it. Semplice come bere un bicchier d’acqua, se soltanto lo sport fosse una scienza esatta. Ma fortunatamente non è così. E il calcio non prescinde da nessuna formula matematica. Non esistono calcoli. Non ci sono equazioni da risolvere e né tantomeno lo studio delle derivate. Anzi, tutt’altro. È proprio quando si crede di avere la verità in tasca che si rovescia il mondo, come la più remota delle congiunzioni astrali che governano il mistero della vita. La condizione dedotta da Edward Aloysius Murphy, che abbiamo deliberatamente preso in prestito, si sposa perfettamente nella descrizione dei ribaltamenti di fronte che siamo andati a cercare tra gli annali della nostra serie A. E ci aiuta a ricordare che non sempre il pesce grande mangia pesce piccolo.

È la magia del calcio. Sono le storie dentro le storie, raccontate attraverso gli occhi delle nostre amate provinciali, fonte inesauribile di ricchezza, perché quando i sogni si trasformano in realtà spesso si rovescia il mondo, e allora tocca anche alle grandi fare i conti con la legge di Murphy. Dall’assunto di questa semplice teoria ci siamo lasciati trasportare dai magnifici ricordi che popolano la serie A, per omaggiare uno dei risultati più incredibili della nostra storia calcistica.

A dimostrazione di quanto il pensiero “murphologico” possa incidere nel corso di una domenica di ventisette anni fa. Mentre sul prato dello stadio Adriatico andava in scena il 5-1 del Pescara sulla Juventus. E no. Non ci siamo fermati. Abbiamo continuato a sfogliare l’almanacco della nostalgia per scegliere le dieci vittorie più memorabili che le squadre retrocesse – nella loro stagione di riferimento – hanno compiuto nei confronti delle grandi del nostro calcio. Sono le imprese più belle o le sconfitte più clamorose, che ci ricordano quanto tutto sia splendidamente possibile. Soprattutto quando si rischia di rompere gli equilibri di un campionato e scrivere, per una volta, un destino completamente diverso. E se esiste un Dio del calcio, chissà quando tornerà a divertirsi con noi, per guidarci dall’alto del suo trono e farci restare di nuovo a bocca aperta.

VERONA – MILAN 2-1 – 33a giornata (1989-90)

Davide Pellegrini ha appena insaccato la rete del 2-1 davanti ad uno sconsolato Andrea Pazzagli

Al penultimo atto di un campionato combattuto ed estremamente controverso, Napoli e Milan giungono all’epilogo di una stagione estenuante. Sono in perfetta parità. Hanno occupato per lunghi tratti la testa della classifica e vedono, finalmente, stringersi il cerchio. I partenopei guidati da Maradona vincono 4-2 a Bologna, mentre al Bentegodi, dopo diciassette anni, ritorna con prepotenza, il mito della Fatal Verona. E si consuma negli ultimi minuti il dramma del Milan. La punizione di Marco Simone favorisce il vantaggio dei rossoneri poi raggiunti, nella ripresa, dall’imperioso stacco di testa di Sotomayor. Il pareggio non basta, ma i ragazzi di Sacchi fanno di peggio: Rijkaard, Van Basten e Costacurta reagiscono con rabbia e si fanno espellere, con Pellegrini che all’89’ segna per l’Hellas il gol che vale la speranza, poi resa vana, di salvezza. La sconfitta è pesantissima, rispolvera quei fantasmi gialloblù che si manifestano ancora alla presenza del Diavolo, e costa lo scudetto. Il sorpasso del Napoli sarà decisivo e la domenica successiva festeggerà il secondo titolo della sua storia.

Verona, domenica 22 aprile 1990 – Stadio Marc’Antonio Bentegodi

VERONA – MILAN 2-1 (0-1)

VERONA: Peruzzi, Sotomayor, Pusceddu, Gaudenzi (80’ Magrin), Favero, Gutierrez, Pellegrini, Prytz, Gritti, Giacomarro, Fanna (72’ Bertozzi). A disposizione: Bodini, Calisti, Iorio. Allenatore: Osvaldo Bagnoli

MILAN: Pazzagli, Tassotti, Maldini, Massaro, Costacurta, Baresi, Donadoni, Rijkaard, Van Basten, Evani (67’ Colombo), Simone (59’ Gullit). A disposizione: Galli, Salvatori, Stroppa. Allenatore: Arrigo Sacchi

Arbitro: Rosario Lo Bello di Siracusa

Reti: 33’ Simone (Milan), 63’ Sotomayor (Verona), 89’ Pellegrini (Verona)

Espulsi: 82’ Rijkaard (Milan), 87’ Van Basten (Milan), 90’ Costacurta (Milan)

ANCONA – INTER 3-0 – 12a giornata (1992-93)

Una formazione dell’Ancona 1992-93: Micillo, Fontana, Ermini, Agostini, Ruggeri, Lorenzini; Bruniera, Pecoraro Scanio, Zarate, Gadda, Detari

Quel giorno, ai piedi del monte marchigiano, i nerazzurri di Osvaldo Bagnoli perdono il contatto con la testa della classifica. Sarà per la pioggia incessante o per l’esordio del nuovo stadio Del Conero ma i ragazzi di Guerini conducono una prestazione superlativa, con Lajos Detari, protagonista in assoluto del match. L’attaccante ungherese confeziona il primo gioiello al 20’: riceve la sfera sulla trequarti, trova lo spazio per rientrare ed esplode un destro secco che si infila all’incrocio dei pali. La risposta interista è sterile, Zenga viene espulso al 36’ per un intervento su Agostini, e i tentativi di Pancev e Fontolan saranno tutti respinti da Davide Micillo, anche lui in giornata di grazia. E sul finale risale in cattedra il talento di Detari: al 75’ raccoglie l’assist di Lorenzini per battere Beniamino Abate sul primo palo, e all’83’ sfrutta l’errore di Paganin per dribblare tutta la difesa e consentire a Fabio Lupo di appoggiare, a porta sguarnita, il clamoroso 3-0.

Ancona, domenica 6 dicembre 1992 – Stadio Del Conero

ANCONA – INTER 3-0 (1-0)

ANCONA: Micillo, Mazzarano, Lorenzini, Pecoraro Scanio, Glonek, Bruniera, Lupo (86’ Fontana), Ermini, Agostini, Detari, Caccia (87’ Sogliano). A disposizione: Nista, Gadda, Centofanti. Allenatore: Vincenzo Guerini

INTER: Zenga, Bergomi, De Agostini, Berti, Ferri, Battistini, Bianchi (36’ Abate), Shalimov, Pancev (61’ Paganin), Sammer, Fontolan. A disposizione: Tramezzani, Orlando, Manicone. Allenatore: Osvaldo Bagnoli

Arbitro: Roberto Bettin di Padova

Reti: 20’ Detari 75’ Detari 84’ Lupo

Espulso: 36’ Zenga (Inter)

Ammoniti: Ermini e Lupo (Ancona); Ferri (Inter)

PESCARA – JUVENTUS 5-1 – 33a giornata (1992-93)

Una formazione del Pescara 1992-93: Mendy, Bivi, Dicara, Nobile, Ferretti, Allegri; Righetti, Borgonovo, Marchioro, Sliskovic, Sivebaek

Nella stagione del tredicesimo Scudetto del Milan di Capello, al tramonto di un campionato che per la Juventus ormai è scritto, è il Pescara di Zucchini – subentrato in corsa a Galeone – a far diventare la classica passeggiata di fine stagione in una roboante domenica che passerà alla storia. I biancazzurri, oltre alla certezza del ritorno in Serie B, hanno già incassato la matematica dell’ultimo posto. Mentre i bianconeri, appagati dalla vittoria della Coppa UEFA, si presentano all’Adriatico con la testa già in vacanza. Il gol di Ravanelli è solo un fuoco di paglia, perché il Pescara trova l’orgoglio per riscattarsi infilando Peruzzi per ben cinque volte. Prima pareggia Allegri su calcio di rigore, poi arriva l’acrobazia di Borgonovo e ancora il colpo dalla distanza di Allegri a rete bucata. Infine, ci sarà la gloria per Antonio Martorella – che diventerà il primo calciatore a segnare in tutte le categorie, dalla A alla Terza Categoria – e per Ottavio Palladini, eroi di una domenica inverosimile.

Pescara, domenica 30 maggio 1993 – Stadio Adriatico

PESCARA – JUVENTUS 5-1 (1-1)

PESCARA: Marchioro, Sivebaek, Alfieri, Dunga, Dicara, Nobile, De Juliis, Palladini, Borgonovo, Allegri (87’ Massara), Compagno (82’ Martorella). A disposizione: Savorani, Rosone, Sliskovic. Allenatore: Vincenzo Zucchini

JUVENTUS: Peruzzi, Carrera, Marocchi (54’ Dal Canto), Galia, Kohler, Julio Cesar, Di Canio (69’ De Marchi), Conte, Ravanelli, Baggio, Möller. A disposizione: Rampulla, Torricelli. Allenatore: Giovanni Trapattoni

Arbitro: Virginio Quartuccio di Torre Annunziata

Reti: 2’ Ravanelli (Juventus), 31’ rigore di Allegri (Pescara), 50’ Borgonovo (Pescara), 59’ Allegri (Pescara), 86’ Martorella (Pescara), 90’ Palladini (Pescara)

Espulso: 63’ Möller (Juventus)

FOGGIA – JUVENTUS 2-0 – 6a giornata (1994-95)

Pierpaolo Bresciani si inserisce fra Kohler e Jarni per realizzare la rete del vantaggio foggiano

La rivoluzione tecnica e societaria coinvolse tutto l’ambiente bianconero. La nuova Triade – Moggi, Giraudo e Bettega – affidò a Marcello Lippi la gestione di un gruppo di valore, la stagione terminò con il ventitreesimo scudetto e per la Juventus fu l’inizio di un’era dominante. Ma quel giorno, al Pino Zaccheria, furono tutti testimoni della domenica memorabile di Pierpaolo Bresciani. Autore, nella negativa annata del post Zemanlandia, della doppietta che ribalta una squadra piena di campioni. Baggio e Vialli costruiscono un’occasione dietro l’altra, ma i Satanelli agiscono di contropiede trovando con il tocco volante di Bresciani il gol dell’uno a zero. Peruzzi impatta con la sfera che balla sulla linea, e soltanto Cesari risolve l’enigma del gol-non gol, rovesciando stavolta le polemiche a favore dei rossoneri. Il definitivo raddoppio arriva al 76’ con un destro a giro di Bresciani che si spegne al sette, prima di conquistarsi anche il rigore che poi non verrà realizzato da Oberdan Biagioni.

Foggia, domenica 16 ottobre 1994 – Stadio Pino Zaccheria

FOGGIA – JUVENTUS 2-0 (1-0)

FOGGIA: Mancini, Padalino, Bucaro, Nicoli, Di Biagio, Caini (81’ Di Bari), Bresciani, Bressan, Biagioni, De Vincenzo, Mandelli (75’ Sciacca). A disposizione: Brunner, Parisi, Amoruso Allenatore: Enrico Catuzzi

JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara, Jarni, Fusi, Kohler, Paulo Sousa (63’ Tacchinardi), Di Livio, Conte, Vialli, Baggio, Marocchi (46’ Ravanelli). A disposizione: Rampulla, Porrini, Del Piero. Allenatore: Marcello Lippi

Arbitro: Graziano Cesari di Genova

Reti: 39’ Bresciani, 76’ Bresciani

Ammoniti: Bressan e Mancini (Foggia); Baggio e Jarni (Juventus)