I 10 marcatori più “esperti” a realizzare una rete in una finale di Coppa Campioni

18 Maggio 2020

Tra i capitoli del grande manuale di storia del calcio ve n’è uno in particolare dedicato alle squadre rivoluzionarie segnanti un’epoca e protagoniste di un’epopea mitica, che purtroppo il maledetto corso del tempo ha delimitato in un inizio ed una fine. Oggi ritorniamo alla stagione 1993-94, all’inizio della quale una di queste squadre immortali, il Milan dei principi olandesi, sfiorisce per sempre.

Il tempo della fioritura è terminato e la bella stagione, in cui tre tulipani crescevano rigogliosi dominando i campi d’Italia e d’Europa, è giunta purtroppo al capolinea. Le stelle olandesi del double in Coppa Campioni 1988-89 e 1989-90 hanno intrapreso la fase calante, andando lentamente a spegnersi. La più splendente delle tre ha una caviglia troppo malandata per continuare ad esprimersi ai suoi livelli ed è costretto ad operarsi per la quarta volta. Il lamento del Cigno viene interpretato dalla dirigenza rossonera come necessità di cambiamento. Ripiantare un’identità per innestare la rivoluzione è il mantra di Fabio Capello.

L’addio dei tulipani – e del fedele Evani – è la chiave per il ricambio generazionale, perché sposta i riflettori sull’ex Pallone d’Oro Papin e su Dejan Savicevic, fino ad allora offuscati dallo strapotere Oranje, nonché permette di rispolverare l’usato sicuro Daniele Massaro, protagonista di questa storia, che nella stagione 1993-94 vive una seconda giovinezza con la maglia rossonera, diventando il memorabile Provvidenza per la capacità di risolvere sempre le partite. Gli undici goal di Massaro sono decisivi per la conquista dello scudetto, ma il tricolore non appaga la dirigenza rossonera – il chiodo fisso è ancora la Coppa dalle grandi orecchie che la capocciata del centrale marsigliese Basile Boli ha sottratto l’anno prima. Don Fabio sa di potere e doverci riprovare, perché anche senza i tre tulipani, può contare sulla miglior difesa italiana di sempre – Baresi, Maldini, Costacurta e Tassotti/Panucci – sull’estro e l’eleganza di Papin e Savicevic, i luogotenenti Albertini e Desailly e le frecce Boban e Donadoni. E poi c’è la vena realizzativa di Provvidenza Massaro, il vero ago della bilancia.

Dopo aver superato più o meno agevolmente i primi turni, nella semifinale in gara unica il Milan deve vedersela con il Monaco di Puel, Petit, Klinsmann e Djorkaeff. La posta in palio direbbe equilibrio, ma nella pratica non c’è storia: il Milan è troppo più forte. I rossoneri offrono una delle migliori prestazioni stagionali, schiantando gli avversari con i gol di Desailly, Albertini e la ciliegina di Massaro, che provvidenzialmente chiude i conti. Le porte della finale di Atene sono spalancate, ma è una vittoria a caro prezzo, che il grande D’Annunzio definirebbe una “vittoria mutilata”, perché Baresi si fa ammonire da diffidato e Costacurta prende invece il cartellino rosso. Ingenuità che obbligano il Milan ad affrontare la finale senza i due pilastri difensivi.

18 maggio 1994: Milan contro Barcellona, la finale pronosticata e voluta da tutti. Capello deve cercare di arginare le frecce blaugrana, Romario e Stoichkov, senza due pezzi della Grande Muraglia, e tenta di sopperire alla mancanza schierando Maldini e Galli al centro, Tassotti e Panucci sulle fasce. A centrocampo nessuna sorpresa, giocano i titolari: Boban, Albertini, Desailly e Donadoni. Davanti la coppia migliore: Savicevic e Massaro, fuori Papin. Dall’altro lato del campo c’è il Barcellona di Cruijff, vittorioso in campionato, caterpillar in Europa e strafavorito dalla stampa. Koeman, Amor, Guardiola, Bakero, il fenomeno bulgaro Stoichkov e il neo Pichichi Romario in stato di grazia. Nessuna defezione, ci sono tutti.

Gli oracoli che prevedevano una finale già scritta sono costretti a rivedere le proprie capacità profetiche, perché quella che doveva essere una semplice formalità blaugrana, è invece un’apoteosi rossonera. Un trionfo orchestrato dal bomber più “manzoniano” che si ricordi: Daniele Massaro, vero e proprio mattatore della serata, il quale con una doppietta nel primo tempo dà un calcio fortissimo alla presunzione ingiustificata dei media e della squadra catalana di avere già la coppa in bacheca. Ad inizio ripresa è il genio montenegrino a salire in cattedra, lasciando partire un pallonetto telecomandato che scavalca inevitabilmente Zubizarreta. E poco dopo proprio Desailly, che l’anno prima festeggiava con l’Olympique Marsiglia, archivia definitivamente la pratica. Il cerchio si chiude. Il Milan vince la sua prima Champions League dopo quattro Coppe dei Campioni.

Daniele Massaro, a cinque giorni dalle trentatré candeline, entra di diritto nella speciale classifica dei giocatori più “anziani” ad aver segnato nella finale della massima competizione continentale. Oggi vogliamo raccontarvi proprio dei dieci giocatori più in là con l’età che, dal 1980 a oggi, sono riusciti in questa particolare impresa, classificandoli in rigoroso ordine di anzianità.

10) Sol CAMPBELL – BARCELLONA-ARSENAL  2-1 (2005-06) – 31 anni e 8 mesi

Sol Campbell ha appena insaccato la rete dell’illusorio vantaggio dei Gunners contro il Barça durante la finale 2006 disputata a Saint Denis

Al decimo posto il colosso inglese dell’Arsenal degli “invincibili” dei primi anni duemila, capace di vincere la Premier League 2003-04 senza perdere neanche una partita. Una costellazione fatta di astri meravigliosi come Bergkamp, Ljungberg, Fabregas e Pires e di una supernova più luminosa, Titì Henry, che raggiunge il massimo splendore nella finale di Champions 2005-06 contro il Barcellona, dove Campbell apre le marcature scaraventando in rete di testa una punizione perfetta del fenomeno transalpino. Un gol purtroppo per lui inutile, perché gli spagnoli riescono a ribaltare il risultato a dieci minuti dal fischio finale con le reti di Eto’o e dell’insospettabile Belletti. Una vera beffa per l’Arsenal nella prima finale di sempre di una squadra londinese.

9) Vladimir SMICER – MILAN-LIVERPOOL  3-3 (5-6 d.c.r.) (2004-05) – 31 anni e 364 giorni

Il ceco Smicer mette in apprensione la retroguardia del Milan durante la maledetta finale di Istanbul

Ad un solo giorno dal compimento del trentaduesimo anno d’età, il ceco si fa il regalo migliore nella celebre finale di Istanbul 2005, una delle partite più assurde di sempre. Maldini e due volte il Valdanito Crespo nel primo tempo sembrano aver già messo il titolo nella bacheca milanista, ma Gerrard, Smicer e Xabi Alonso sono decisamente restii a dichiararsi sconfitti e riescono a ristabilire la parità. Una festa anticipata si trasforma per i milanisti nel peggiore degli incubi quando la lotteria dei rigori, in cui Smicer è l’ultimo degli inglesi a battere prima del decisivo errore di Sheva, premia un Liverpool mai domo e regala al Milan un dispiacere così forte che ancora oggi parlare della fatale Istanbul con gli amici rossoneri è severo tabù.

8) Cristiano RONALDO – JUVENTUS-REAL MADRID  1-4 (2016-17) – 32 anni e 4 mesi

Cristiano Ronaldo è inarrestabile: la Juventus si dissolve sotto i suoi colpi durante la finale del Millennium Stadium di Cardiff. Lo festeggiano Sergio Ramos e Dani Carvajal

Pare che uno studio scientifico abbia dimostrato che l’età biologica del campione portoghese sia inferiore di circa dieci anni rispetto alle reali primavere. Noi però teniamo conto delle vere candeline, che sono ben trentadue nella notte di Cardiff di giugno 2017, quando Ronaldo firma una doppietta mettendo il punto esclamativo alla finale con la Juventus. Una macchina umana su cui pensiamo che i numeri possano parlare benissimo da soli: 1.000 presenze e 725 reti in carriera tra club e Nazionale, oltre a una serie infinita di trofei. L’asso lusitano è il prototipo perfetto per dimostrare che, per continuare ad ottenere grandi risultati, bastano impegno, professionalità e cultura del lavoro.

7) Stefan EFFENBERG – BAYERN MONACO-VALENCIA 1-1 (6-3 d.c.r.) (2000-01) – 32 anni e 8 mesi

Nel 2001 Effenerg torna a San Siro con la fascia da capitano del Bayern Monaco: l’ex Fiorentina alza la coppa dopo il match con il Valencia. Sullo sfondo Santa Cruz, al suo fianco – da sinistra verso destra – si riconoscono: Kuffour, Paulo Sergio, Zickler, Lizarazu e Sagnol
Credit: Alex Livesey – Allsport

L’immagine di Kahn che va ad abbracciare il compagno di reparto Cañizares è il manifesto di questa finale a suo modo speciale, poiché tutti i goal sono arrivati dal dischetto, persino i due nei tempi regolamentari. Mendieta in apertura e poi Stefan Effenberg fissano una parità che durerà per centoventi minuti. Come Smicer, il trentaduenne si ripeterà nella serie di rigori finale, vendicando e alzando da capitano la Champions che due anni prima Sheringham e Solskjaer nel recupero avevano incredibilmente sottratto al Bayern Monaco.