Il Piacenza 1993-94: più di una semplice squadra di provincia

13 Giugno 2020

La stagione 1993-94 segnò un radicale cambiamento nel panorama calcistico nostrano: è stata l’ultima stagione ad assegnare i due punti a vittoria e la prima ad essere trasmessa dalle Pay-TV.
Per la cronaca, la stagione ha visto il Milan laurearsi campione d’Italia con 50 punti e l’Inter rischiare per la prima volta la retrocessione nella serie cadetta.
Eppure… Eppure in quegli anni così frenetici del calcio italiano ci fu una squadra capace di distinguersi, ovvero il Piacenza, simpatica protagonista per anni della nostra Serie A.

L’unica “isola autarchica”, che preferiamo definire “fatta in casa”, capace di resistere al fascino dell’esterofilia, fu il Piacenza del Presidente Garilli. I Lupacchiotti, infatti, hanno portato avanti questa politica societaria fino al 2001-02, quando l’acquisto di Matuzalem ha fatto cadere l’ultimo velo di “esotismo casereccio” del campionato italiano.

Chi ricorda i calciatori di quell’indimenticabile Piacenza del 1993-94? Piccolo spoiler, il Piacenza tutto italiano come è salito in A è subito sceso in B. Il biglietto per la massima serie è durato 365 giorni, non un giorno di più. C’è una carrellata di “leggende nostalgiche” che ha vestito le maglie di quel Piacenza. Andiamo a scoprirli tutti.
E scusateci per qualche foto sgranata, ma forse rende il tutto ancora più romantico.

Luigi CAGNI

L’allenatore di quel Piacenza era Luigi Cagni, sei stagioni di fila sul Po tra il 1990 e il 1996. L’ossatura di quel Piacenza in grado di sedersi alla tavola dei grandi è gran parte merito suo. La carriera da allenatore del tecnico bresciano è legata in gran parte alle soddisfazioni avute in terra piacentina.

Massimo TAIBI

Non ha bisogno di presentazioni. Taibi è stato autore di grandi prodezze, in positivo e in negativo. Come capita ad ogni atleta. Di lui si ricorda la sfortunata parentesi inglese col Manchester United. Atterrato nella città dei fratelli Gallagher per sostituire tra i pali un portiere che gli lascia un’eredità pesante come il Gran Sasso (Peter Schmeichel), poi dalla fitta pioggerellina inglese si trasferisce sullo Stretto e diventa uno dei tre portieri a far gol in una partita di Serie A, nei minuti finali di un Reggina-Udinese. Prima di lui solo Rampulla, dopo di lui Brignoli. La storia non ha bisogno di commenti.

Cleto POLONIA

Ci sono calciatori che per rimanere nell’immaginario collettivo devono per forza riempirsi le bacheche di trofei, tipo Cristiano Ronaldo. CR7, però, permettetecelo almeno qui, non è nulla al cospetto di CP2. Come per Settimio, Cleto Polonia è entrato di diritto nel background di ogni appassionato per quell’abbinamento “nome cognome” così originale. È stato anche un buon difensore intendiamoci, un buon mestierante, un terzino arcigno capace di vestire le maglie di Hellas Verona e Sampdoria oltreché difendere i colori piacentini per sette anni.

Settimio LUCCI

È una leggenda a prescindere. “Romano de Roma” ha esordito coi giallorossi a inizi anni ottanta prima di girovagare la provincia italiana e approdare a Piacenza nel 1991, Piacenza di cui è stato capitano e bandiera fino al 1997. Poi qualche comparsata tra Verona sponda Hellas, Terni ed Ancona. Già uno che all’anagrafe porta un nome da Imperatore romano, Settimio, lo si ricorda tutta la vita e Lucci è uno di quelli che tra gli anni ottanta e novanta in difesa ci sapeva fare, anche se non ha mai calcato i grandi palcoscenici è stato in squadra con campioni del calibro di Gallego, Balbo, Sensini, Diaz, Barbadillo, Cerezo, Boniek.