La rosa (e la divisa) del Messico di Francia ’98 rientra dell’Unesco della Nostalgia

13 Giugno 2020

La Selección mexicana de futbol era una squadra che nell’estate del 1998 stava vivendo l’apice della sua storia. Infatti, dopo la vittoria nella CONCACAF Gold Cup, solo quattro mesi prima dei Mondiali francesi, la nazionale messicana occupava il quarto posto nel ranking FIFA. Un anno memorabile. Quasi al livello delle strepitose divise preparate per la kermesse d’oltralpe: che fosse la più bella maglia di quei Mondiali è forse una questione soggettiva, alla quale quindi non è possibile dare una risposta che possa mettere d’accordo tutti. Ciò che è certo, invece, è che quella casacca sia stata una delle più identitarie mai prodotte nella storia del calcio, a partire dallo sponsor tecnico, anch’esso messicano: l’ABA Sport. Il tratto più caratteristico di quella splendida maglia era la stampa presente in verde scuro, che rappresentava la faccia di Tonatiuh, il dio azteco del sole, una divinità dalla quale si dice che dipendessero tradizione, i riti e esistenza del popolo messicano. Insomma, dai, diciamoci la verità: è pressoché impossibile non apprezzare questa scelta di design, che fece avvicinare tutti gli amanti del calcio a quella nazionale che prese parte ai mondiali di Francia ’98. Ma chi erano i ventidue giocatori che la vestirono in quell’estate francese?  

Jorge CAMPOS

Il portiere di Acapulco è una delle figure più iconiche e “multicolore” degli anni Ottanta e Novanta, anche e soprattutto per il carattere particolarmente estroverso e per le divise con cui scendeva in campo, diverse ideate da lui stesso. Jorge è un eclettico. Al punto tale da svolgere il ruolo di portiere-attaccante nel Pumas UNAM, la squadra in cui ha vissuto i primi sei anni di carriera, fino al 1995. Sepp Blatter, però, non gradiva particolarmente il suo spirito libero: il neopresidente della FIFA, infatti, gli vietò dapprima di poter giocare in un altro ruolo che non fosse quello di portiere, e poi di poter sfoggiare le divise a cui tanto teneva. Ai Mondiali di Francia ’98, altro motivo distintivo, Jorge Campos era l’unico giocatore messicano tesserato con una squadra estera: giocava, infatti, con gli americani del Chicago Fire.

Oscar PEREZ

Più giovane di Campos di otto anni, Oscar Perez cresce sotto l’ala dell’amato portiere titolare della Tricolor. Soprannominato el Conejo per la sua bassa statura – che compensava con un’incredibile capacità di elevazione – otterrà la maglia titolare della sua nazionale ai Mondiali nippo-coreani del 2002: è lui il portiere titolare avversario nel pareggio contro l’Italia. Oscar si toglierà un’importante soddisfazione a fine carriera. Infatti, nel 2017 diventa il più anziano portiere a prendere parte ad un Mondiale per club: con il suo Pachuca, club con cui chiuderà la carriera, arriverà fino alle semifinali, fermato dai brasiliani del Gremio.

Oswaldo SANCHEZ

Terzo portiere a Francia ’98, secondo a Korea-Giappone ‘02, sarà a Germania 2006 in cui Oswaldo Sanchez riuscirà a mettersi in mostra con la sua Nazionale, disputando un grande Mondiale, in cui prese parte a tutte e quattro le partite disputate dal Messico, fermato agli ottavi di finale dall’Argentina solo ai tempi supplementari. Appenderà scarpe – e guantoni – al chiodo nel 2015, dopo aver trascorso gli ultimi otto anni di carriera al Santos Laguna.

Salvador CARMONA

Credits: Juha Tamminen

Uno dei migliori laterali destri messicani a cavallo tra gli anni Novanta e i Duemila. Salvador Carmona si fa conoscere prima per le sue buone prestazioni con la maglia messicana – vince le tre CONCACAF Gold Cup, nel 1996, nel 1998 e nel 2003 – e una Confederations Cup nel 1999. Successivamente, finisce in una brutta storia di doping: la prima volta fu trovato positivo durante la Confederations Cup in Germania, nel 2005, e la seconda volta nel 2006. Un’evenienza che costò al giocatore la squalifica a vita dal calcio, e al Cruz Azul la squalifica dalle fasi finali del torneo di clausura, avendolo schierato in campo nonostante la condanna fosse già stata emessa. Carmona finisce così la sua carriera nel più triste dei modi.