La Top 10 dei centrali argentini “italiani” con la carriera migliore

17 Maggio 2020

Il mestiere del difensore non è affatto facile, ritrovarsi a marcare avversari tecnicamente superiori spesso può essere un problema, soprattutto in un torneo difficile come quello italiano. Ecco che però subentra una categoria, quella dei difensori argentini, uomini tecnicamente discreti, ma dal sangue caldo e dalla tempra d’acciaio, abili tatticamente, polivalenti, e tutti con un grande, grandissimo carisma.

Quest’oggi vi porteremo a scoprire la Top 10 dei difensori centrali argentini che hanno militato nel Belpaese e scritto pagine importanti, non solo nella storia del nostro campionato, ma anche nelle loro prestigiose esperienze estere.

La classifica, infatti, è stilata basandosi sull’intera carriera dei nostri “prescelti”, al netto delle più o meno lunghe parentesi italiane. Abbiamo prodotto la nostra graduatoria sfogliando l’album dei ricordi degli ultimi quarant’anni e, con il nobile intento di puntare sulla qualità, abbiamo deciso di inserire anche alcuni giocatori che, seppur ancora in attività, ormai vivono il termine delle proprie carriere.

Troverete volti noti, bandiere che abbiamo amato o avversari che abbiamo affrontato, tutti “cavalli di razza” di primissimo ordine, utili nell’economia della gloriosa Seleccion, spesso nota per il talento dei suoi fantasisti e le doti realizzative dei suoi attaccanti, ma mai sufficientemente apprezzata per la qualità e soprattutto la quantità della sua retroguardia difensiva. Non ci resta che partire ed iniziare questo viaggio nel tempo:

10. Oscar Alfredo Ruggeri

Oscar Alfredo Ruggeri esultante dopo la vittoria dell’Argentina nella finale della Coppa del Mondo con la Germania Ovest di Messico ’86

Fa sempre un certo effetto vedere un campione del Mondo ad Ancona. E non in vacanza, sia ben chiaro. Ma con la casacca dei dorici addosso. Potenza del progetto dei marchigiani? O merito delle origini dei nonni? Forse il primo aspetto ha un suo peso specifico. Infatti, in vista del loro primo, storico campionato di Serie A, i biancorossi pensano in grande. È l’estate del 1992 ed è quasi pronto all’inaugurazione il nuovissimo stadio Del Conero che manderà di lì a poco in pensione il vecchio Dorico. Per il varo in pompa magna, alla corte di mister Guerini si presenta un contingente straniero niente male: infatti, insieme ad Oscar Alfredo Ruggeri, la dirigenza anconetana conclude gli acquisti di Lajos Detari e Sergio Fabian Zarate. Il centrale argentino è il capitano dell’Albiceleste vice-campione del Mondo ad Italia ’90, ha alzato la Coppa nel 1986 in Messico e tre anni prima ha ricoperto il ruolo di guida centrale del Real Madrid. Senza dimenticarsi dell’esperienza in patria che l’ha visto indossare le casacche di Boca Juniors e River Plate. Una certezza. Almeno nelle premesse. Che, però, rimarranno tali. Mette insieme solo sette gettoni, segna anche contro il Foggia, ma nonostante abbia soltanto trent’anni, gli viene difficile adattarsi ai ritmi del più bel campionato del globo. Per questo, decide di lasciare il Paese dei suoi avi per emigrare in Messico per disputare un nuovo Mondiale con la maglia dell’Argentina. Ovviamente da capitano.

9. Hugo Armando CAMPAGNARO

Hugo Campagnaro in azione durante la sfida di Champions League contro il Villarreal nell’edizione 2011-12

El Toro è in Italia da ormai diciotto anni. Arriva dal Deportivo Moron per vestire la maglia del Piacenza, dove in cinque stagioni colleziona molte presenze ed un discreto numero di applausi. Abbastanza da attirare le attenzioni dei club di Serie A, nonostante la militanza nel campionato cadetto: ecco, dunque, che Hugo passa alla Sampdoria, con Walter Mazzarri, faro – è proprio il caso di dirlo – della sua carriera. Nel biennio doriano il punto più alto della sua esperienza è rappresentato dalla finale di Coppa Italia del 2009, persa contro la Lazio ai rigori, nella quale Hugo risulta il migliore tra i blucerchiati. Passa poi al Napoli, dove ad ottobre ritrova il suo tecnico Mazzarri e con cui vive quattro anni entusiasmanti, coronati dalla vittoria in Coppa Italia nel 2012 contro la Juventus. Arriva poi l’Inter, la squadra con più trofei della sua carriera. Campagnaro, però, la veste in un momento opaco della storia nerazzurra: ancora una volta, Hugo ritrova Mazzarri e nel biennio non arrivano trofei. All’alba dei suoi trentacinque anni, El Toro passa al Pescara dove passa il resto della sua carriera con la maglia biancazzurra dei delfini.

8. Gonzalo Javier RODRIGUEZ

Gonzalo Rodriguez con la maglia della Fiorentina che ha vestito per cinque anni

Lo abbiamo imparato ad apprezzare negli ultimi anni, abile, anzi abilissimo nel gioco aereo, con grande tempo d’inserimento e capace di trovare la via del gol con facilità per uno del suo ruolo. Gonzalo cresce nel San Lorenzo per poi passare al Villarreal nel 2004, qui vi resta per otto lunghe stagioni dove arriva una Coppa Intertoto, un terzo posto e addirittura un secondo posto davanti al Barcellona e dietro al solo Real Madrid, ma anche la scottante retrocessione che lo porta a cambiare aria nel 2012. Giunge alla Fiorentina, dove ritrova i compagni di squadra Borja Valero e Giuseppe Rossi e qui vive uno dei periodi più intensi della sua carriera. Alla Viola, in cinque anni, Gonzalo e compagni conquistano tre quarti posti consecutivi, più un quinto ed un ottavo piazzamento, quest’ultimo con la fascia di capitano nel 2016-17. Al termine della stagione, dopo esser diventato il terzo difensore più prolifico nella storia della Fiorentina – dopo Passarella e Cervato – le strade si dividono e Gonzalo saluta l’Italia per tornare dove tutto ebbe inizio, al San Lorenzo de Almagro, dove il difensore goleador gioca tutt’ora e dove, con ogni probabilità terminerà la sua carriera.

7. Nicolas Andres BURDISSO

Il difensore argentino Nicolas Burdisso durante il suo primo anno in giallorosso in una sfida dell’Europa League 2009-10

Forse è uno dei difensori più sottovalutati che abbia mai giocato in Italia, eppure è uno dei più vincenti. Cresce nel Boca Juniors dove in cinque anni di militanza vince due campionati, due Mondiali per club e tre Coppe Libertadores. Passa in seguito all’Inter in uno dei periodi più vincenti della storia interista e certamente il periodo più bello della sua carriera professionale. Arrivano in successione due Coppe Italia, quattro Scudetti e tre Supercoppe Italiane, poi il passaggio alla Roma. Qui Nicolas ha l’occasione di scrivere una delle pagine più memorabili della storia giallorossa nella cavalcata trionfale con Claudio Ranieri, ma il sogno del tricolore svanirà dopo la rete di Pazzini all’Olimpico a poche giornate dalla fine. Vive altri tre anni e mezzo all’ombra del Cupolone ed infine, complice un rapporto non proprio idilliaco col tecnico Garcia, cambia casacca. Passa quindi al Genoa nel gennaio 2014 e qui vi resta per altri tre anni e mezzo prima di chiudere la carriera nel 2018 con la gloriosa maglia del Torino.