La Top 11 della Terra dei canguri “italiani”

26 Giugno 2020

Da alcuni anni circola in rete una curiosa teoria pseudo-scientifica la cui veridicità è tuttora da confermare. Se volessimo dare retta a questa credenza, l’Australia non esisterebbe affatto. Un po’ come Atlantide o il Valhalla. Eppure, il 26 giugno 2006 la nostra Nazionale, quella che si è laureata Campione del Mondo col cielo azzurro sopra Berlino, ha affrontato la selezione australiana in un combattuto ottavo di finale che ci ha visto prevalere solo al 95’ minuto di un torrido pomeriggio teutonico. In quel di Kaiserslautern, Francesco Totti trasformò il rigore decisivo quando ormai eravamo rassegnati all’incubo dei supplementari.

Ricordiamo ancora l’ansia di una Nazione, la nostra, passata dal giubilo allo sconforto nell’arco di un paio d’ore. Affrontare l’Australia nella prima delle sfide ad eliminazione diretta: «Sarà una passeggiata!». Dicevamo. La realtà, invece, si è dimostrata diametralmente opposta: una sofferenza indicibile, manco avessimo avuto di fronte il Brasile di Pelé e Garrincha. Più che i Socceroos, gli amici australiani ci han fatto vedere i sorci verdi.

Ma qual è il nostro rapporto con l’Australia? Al campionato australiano, la A-League, abbiamo regalato alcuni dei nostri migliori calciatori nel corso del tempo. Uno su tutti: Alessandro Del Piero. Dopo il suo addio alla Juventus, Pinturicchio si è accasato dall’altra parte del mondo per predicare bel calcio col Sydney FC. Recentemente lo ha seguito un altro Alessandro, il non meno talentuoso Diamanti. Il medesimo discorso vale a parti inverse: grandi australiani hanno affrontato il viaggio intercontinentale per approdare in Italia e mettersi alla prova nel Paese al quale, spesso e volentieri, erano uniti dalle storie, dai viaggi e dalle speranze dei propri avi.

Ne abbiamo cercati molti e trovati undici per stilare qui di seguito un 3-5-2 coi fiocchi rigorosamente d’avena.

Zeljko KALAC

Classe 1972, Zeljko è nato a Sydney da genitori di origine croata. In porta, col numero 1, lo schieriamo per diritto acquisito. Il calcio italiano l’ha inizialmente sfiorato nel 2002 quando, difendendo la porta degli olandesi del Roda Kerkrade, ha fatto impazzire il Milan in Coppa UEFA. Acquistato dal Perugia, Kalac vi ha giocato oltre novanta partite in tre stagioni tra Serie A e B, difendendo con onore la porta dei Grifoni. Le strade che portano a San Siro s’incrociano nuovamente i guantoni di Zeljko dalla stagione 2005-06, ma la prima esperienza rossonera è costellata di alti e bassi. Solo nella stagione 2007-08 riesce a giocare con discreta continuità, prima di chiudere definitivamente la carriera un paio d’anni dopo, in Grecia, col Kavala. Ironia della sorte, il portiere australiano ha giocato una sola gara dei Mondiali 2006: una sfida epica contro le proprie origini, nel sofferto 2-2 contro la Croazia a Stoccarda.

Trent SAINSBURY

Trent è il classico “sbucato dal nulla” che un giorno si trova a guardare San Siro dal campo e non dalle tribune. Acquistato dai Suning per il Jiangsu, Sainsbury si trova miracolosamente a Milano, per vestire la maglia dell’Inter, frutto di una mossa di calciomercato degna di FIFA o PES. A questo punto della storia, il miracolo è già bello che confezionato. Non per essere irrispettosi verso Sainsbury, ma la sua breve carriera pre-Inter non è costellata di esperienze così significative. Sainsbury si infila prepotentemente in quel filone fantascientifico dove persino un ragazzo australiano può esordire in Serie A con la maglia dell’Internazionale e, come mosso da un gamepad cosmico, entra in campo al posto di Santon contro l’Udinese, si iscrive nella storia del calcio italiano e la settimana dopo torna in Cina come se nulla fosse. Potenza della globalizzazione.

Paul Michael OKON

Grande amico di Christian Vieri, Okon è uno dei più talentuosi centrocampisti australiani degli anni ’90. Dopo aver fatto sfracelli in Belgio con la maglia del Club Bruges, riesce a coronare il sogno di ogni professionista del settore: giocare in Serie A. L’amicizia con Vieri non incide particolarmente né sul curriculum di Okon, né sulle scelte dell’allenatore, tant’è che in tre anni trova la via del campo soltanto diciannove volte prima di passare alla Fiorentina. Anche con la maglia viola, Paul non lascia il segno e se ne vola in terra d’Albione dove tra Middlesbrough, Watford e Leeds United trova ancora poco spazio. Testardo come pochi, prova di nuovo a sfondare in Italia, questa volta in Serie B, con il Vicenza. Undici partite e ciao ciao anche al Veneto: viene ceduto ai belgi del RWD Molenbeek di Bruxelles. Repetita iuvant, ma non troppo.

Anthony SERIC

Si accaparra la maglia numero 3 senza che nessuno possa protestare. Croato d’Australia, Seric nasce agli antipodi del mondo, a Sydney nel gennaio del 1979. Il richiamo della terra natia è forte e l’Hajduk Spalato lo inserisce nelle giovanili. Da lì a Verona il passo è breve, brevissimo. Con i mastini gialloblu il promettente difensore croato passa tre stagioni: non è il Maldini del nuovo millennio, ma al Bentegodi, pur non essendo la Scala del Calcio si fa apprezzare. A Verona hanno un rapporto stretto coi giocatori balcanici: da quelle parti ancora brillano gli occhi per Dragan Stojkovic e Seric trova un posticino nel cuore dei tifosi scaligeri, che si raffredda quando il giovane australiano con passaporto croato viene ceduto in prestito ai rivali del Brescia. L’esperienza italiana si chiude nel 2005 dopo aver vestito anche le maglie di Parma e Lazio. Seric vanta un piccolo record: ha partecipato come riserva alla bellezza di tre Mondiali consecutivi con la Croazia. Avesse scelto di giocare con l’Australia, qualche scampolo di Mondiale l’avrebbe giocato. Forse…