Privacy Policy Ma come abbiamo fatto ad uscire al girone ad Atlanta '96?

Ma come abbiamo fatto ad uscire al girone ad Atlanta ’96?

7 Aprile 2021

«La grande popolarità del calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza, in ogni angolo del mondo c’è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi».

Con queste parole Zdenek Zeman raccontò al mondo quale fosse il motivo dell’amore che l’intero globo ha per il pallone calciato coi piedi. Molti dei maggiori esponenti del calcio, infatti, hanno iniziato per strada, con porte improvvisate da qualche sasso e giubbotto, scambiando le urla dei passanti per quello di uno stadio ricolmo di aspettative. Uno sport che ha reso un semplice tocco coi calzari a una sfera un’arte che ha intrattenuto miliardi di persone in giro per il mondo.

Malgrado la grandissima popolarità del gioco, c’è un evento che non fa del calcio il suo fiore all’occhiello: i Giochi Olimpici. Il rapporto tra il pallone e i cinque cerchi è sempre stato complesso. La UEFA è nota per il campanilismo legato al suo maggior evento estivo per nazionali e ha sempre posto il veto sulla concessione dei suoi atleti di punta in un evento che potrebbe compromettere l’andamento dei campionati. Il CIO e le federazioni hanno concesso, al fine di offrire un torneo che unisca competitività e interesse, una via di mezzo che ha accontentato tutti: una formula a sedici squadre, con quattro gironi all’italiana e una fase finale tra selezioni Under 23 con tre fuori quota concessi.

I XXVI Giochi Olimpici si disputano negli Stati Uniti d’America, ad Atlanta, capitale dello stato della Georgia. Sull’assegnazione a stelle e strisce si scatenarono diverse polemiche, perché quella era l’edizione del centenario delle Olimpiadi moderne e molti puristi avrebbero gradito che i giochi venissero disputati in Grecia, nella capitale Atene. Tuttavia, per battere la concorrenza città della dea Athena, si scatenarono interessi poco affini al nobile messaggio che, da sempre accompagna la manifestazione. Ci siamo capiti.

Tornando al calcio, il torneo si “perde” nelle solite dinamiche. Chi sarà la favorita? In molti indicano un nome per il successo finale: l’Italia. La squadra, guidata dal maestro Cesare Maldini, domina da anni l’Europa, potendo vantare ben tre titoli consecutivi di categoria. Il primo italiano ad alzare la Coppa dei Campioni porta negli States diciotto calciatori che, malgrado la giovanissima età, hanno già fatto cose egregie nel calcio dei grandi: Buffon, Nesta, Cannavaro solo per citarne alcuni, oltre ai tre grandi fuoriquota come Pagliuca, Crippa e Branca. I presupposti per fare bene ci sono tutti, anche perché la ferita dei Mondiali del 1994 è ancora aperta e pochi mesi prima gli Azzurri hanno rimediato una magrissima figura agli Europei inglesi.

Tuttavia, gli Azzurrini sono in ottima compagnia. La Spagna conta su un nucleo composto da Raul, Morientes, De La Peña e Mendieta. Altrettanto di rilievo sono gli argentini con Ayala, Zanetti, Sensini, Simeone, Crespo e Ortega, mentre il Brasile tra le sue fila può contare su Dida, Roberto Carlos, Bebeto Rivaldo e Ronaldo. Ma a spuntarla in quel torneo sarà la sorprendente Nigeria di Babayaro, West, Kanu, Okocha e Oliseh.

La compagine italiana inizia il suo torneo olimpico a Birmingham, contro l’abbordabile Messico. Tuttavia la nazionale Tricolor appare più in palla rispetto a quella azzurra tanto da sfiancarla sul piano atletico. I centramericani appaiono più pimpanti e colpiscono quando la gara sembra destinata al pareggio: è il minuto 83, Garcia sfonda sul lato sinistro e dopo aver vinto un rimpallo con Galante serve Palencia che batte Pagliuca sulla linea dei sedici metri. Il gol sfalda gli italiani che, al posto di reagire, rischiano l’imbarcata, tuttavia il portiere dell’Inter fa valere la sua esperienza ed evita una figuraccia all’Italia.

Ad appena quarantotto ore dalla gara d’esordio la nostra Nazionale si gioca la qualificazione contro il Ghana, che aveva perso la gara inaugurale contro la non irreprensibile Corea del Sud. La gara è subito in discesa per gli uomini di Maldini che si aggrappano all’esperienza di Branca: l’attaccante nerazzurra sblocca la gara all’ottavo minuto con un prepotente destro dopo un cross di Nesta. Tuttavia gli africani non ci stanno e trovano il pari pochi giri di lancetta con un siluro di Saba dai trenta metri che sorprende il numero uno sul proprio palo. Dopo tanto stallo è di nuovo l’esperienza a premiare la nostra selezione: Crippa si fa stendere in area e Branca ci riporta in vantaggio dal dischetto. La gara, adesso, appare in discesa, ma gli Azzurri la riaprono in maniera goffa: un rimpallo in piena area porta Galante a stendere malamente Duah nel vano tentativo di recuperare la sfera. L’arbitro punisce il centrale con l’espulsione. Ahinful, poco dopo, trasforma la massima punizione e riporta il Ghana sul pari. Ridotti in dieci, i nostri crollano a un quarto d’ora dal termine: è ancora una prodezza da fuori area di Saba a punirci ed estrometterci dalla corsa all’oro olimpico.

L’ultima gara con i sudcoreani rappresenta una vittoria di Pirro e vedrà i nostri guadagnare l’unico successo del torneo: è di nuovo Branca – autore di una doppietta – a finire sul tabellino dei marcatori in una partita che, comunque, vede ancora gli italiani in fortissima difficoltà dal punto di vista atletico. Una topica che ancora oggi appare inspiegabile, al netto di una rosa fortemente competitiva e formata da calciatori che, di lì a poco, avrebbero conquistato le vette più elevate del calcio mondiale. 

Qui di seguito gli azzurri che presero parte al torneo olimpico.

Portieri

Gianluca PAGLIUCA (Inter)

Dopo i fasti doriani, il Gatto di Casalecchio, riparte dall’Inter per cercare di conquistare altri trofei lontano da Genova. I primi anni meneghini saranno avari di titoli e la grande competizione fra i pali dello juventino Peruzzi lo estromette dalla rosa della Nazionale maggiore per gli Europei inglesi del 1996.

Gianluigi BUFFON (Parma)

Nel novembre del 1995 Scala lo lancia nel ruolo titolare nello stupore generale contro il Milan e Buffon non delude le attese, riuscendo a difendere egregiamente la porta dagli attacchi del Diavolo. In quella stagione gioca in altre otto occasioni, prima di conquistare la titolarità indiscussa negli anni a venire.

Difensori

Fabio CANNAVARO (Parma)

Esploso nella sua Napoli ed erede in pectore di Ciro Ferrara, Fabio viene ceduto all’ambizioso Parma di Calisto Tanzi per sanare i conti delle casse partenopee. Sulla via Emilia, sin da subito, costituisce un fattore decisivo per la crescita dei Ducali, formando assieme a Buffon e Thuram una delle retroguardie più solide di fine anni ’90.

Salvatore FRESI (Inter)

Arrivato all’Inter nell’estate 1995 dalla Salernitana, Fresi non mostra alcun timore reverenziale, riuscendo a guadagnarsi sin da subito i galloni da titolare. Sulla panchina nerazzurra si alternano tre tecnici durante la stagione – Bianchi, Suarez e Hodgson – e, nonostante ciò, il ragazzo di La Maddalena convince tutti, riuscendo a disputare ben trenta partite su trentaquattro.

Fabio GALANTE (Genoa)

Galante è uno dei pochissimi calciatori a disputare il torneo di Serie B prima dell’Olimpiade a stelle e strisce. Nonostante la giovane età, Fabio è già uno dei veterani della difesa del Grifone e uno degli uomini di fiducia di Cesare Maldini. Il commissario tecnico non esita due volte a convocarlo per guidare la difesa, ma i risultati non sono quelli sperati. 

Alessandro NESTA (Lazio)

Lanciato da Zoff, consacrato da Zeman, Nesta disputa nel 1995-96 la sua prima vera stagione da titolare con la maglia delle Aquile. Le prestazioni sono sin da subito di altissimo livello, con ventitré gare da navigato leader difensivo con la sua Lazio. Sacchi, tuttavia, non lo ritiene ancora pronto per giocare con i grandi in Inghilterra.