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Quando la rete viene da lontano: chi sono i difensori più prolifici della storia della Serie A?

25 Maggio 2020

9. Aldo MALDERA – 33 reti

Aldo Maldera ha rappresentato una pedina imprescindibile nello scacchiere di Nils Liedholm. Insieme allo svedese ha vinto i suoi due Scudetti: con il Milan nel 1979 e con la Roma nel 1983

Per uno che ha esordito indossando la 10 di Gianni Rivera, quel giorno indisponibile, il gol dev’essere per forza nel sangue. Cavallo per il compagno di squadra Enrico Albertosi, vista la sua velocità sull’out di sinistra, Maldera ha sempre avuto feeling con la rete avversaria: nella stagione 1978-79, quella che regala al suo Milan lo Scudetto della stella, segna ben nove reti. Segue i rossoneri anche in Serie B, dopo la retrocessione per il calcioscommesse, per poi passare alla Roma, dove centra un altro titolo nazionale, per poi sfiorare la Coppa dei Campioni l’anno successivo. Unico neo, le sole dieci presenze in nazionale: Enzo Bearzot gli preferì sempre Antonio Cabrini.

8. Christian PANUCCI – 34 reti

Dopo aver lasciato il Milan, Christian Panucci riesce ad aggiudicarsi la sua seconda Champions League con la maglia delle Merengues

Una freccia sulla corsia destra rossonera, l’erede di un mostro sacro come Mauro Tassotti. Christian Panucci, savonese di nascita, debutta in serie A col Genoa, per poi passare al Milan di Fabio Capello, con cui vince tutto, senza dimenticare qualche sfizio personale: si pensi al sinistro a giro nel match casalingo vinto contro il Napoli a San Siro. Bene anche sui calci da fermo: è su punizione, infatti, che firma il gol dell’ex in Liguria nel 1994-95. Raggiunge Capello a Madrid nel corso della stagione 1996-97, giusto in tempo per trionfare nella Liga, poi transita dall’Inter per diventare una colonna della Roma.

7. Daniel Alberto PASSARELLA – 35 reti

Nella stagione che precede i Mondiali in Messico, Daniel Alberto Passarella segna il record di reti in Serie A per un difensore. Il suo primato resisterà per quindici anni

Il soprannome Caudillo, che prima di lui era stato appannaggio del dittatore Francisco Franco, la dice lunga sul carisma e la leadership di uno dei giocatori argentini più forti di sempre, capace di trionfare con l’albiceleste nel mondiale casalingo del 1978. Tanto da entrare poi in contrasto con Diego Maradona, altro campione dall’ego discretamente pronunciato. Arriva in Italia nel 1982, con la Fiorentina, che lascia solo quattro anni più tardi dopo aver segnato undici reti in stagione, record per un difensore: che sia un rigore, una punizione, un colpo di testa o una saetta da lontano, il risultato non cambia. La bacheca, però, resta vuota anche nel biennio successivo, dove veste i colori dell’Inter.