Una vita a sinistra: trenta terzini che hanno fatto la Storia

10 Aprile 2021

Da Roberto Carlos a Krol, passando per Cabrini, Brehme, Riise e tanti altri, con il pensiero a Facchetti: le vite esemplari dei migliori interpreti di questo delicato ruolo

«Io posso prendere un terzino e metterlo all’ala senza che nessuno dica niente. Ma se prendo un’ala e gli chiedo una volta, per un’emergenza, di fare il terzino ne devo render conto al sindacato? Ma andè in mona tuti quanti, Speggiorin, Campana e ti che me sta a ‘scoltar a ‘sta ora de note». Usiamo le parole di Nereo Rocco, perfette per raccontare lo sviluppo di un ruolo così delicato nell’economia di una squadra di calcio per affrontare una spinosa questione, quella del racconto dei trenta terzini sinistri che hanno rappresentato il meglio a livello europeo degli ultimi decenni. Meglio non soltanto come tecnica e come interpretazione del ruolo, ma anche per l’impatto che hanno avuto sull’immaginario collettivo e perché no per quello che hanno rappresentato a livello simbolico, il tutto in occasione del compleanno del terzino sinistro che in questi ultimi anni (Maldini a parte) è stato da tutti riconosciuto come il migliore nell’interpretazione del ruolo, dunque Roberto Carlos, che in particolare negli anni al Real Madrid è stato molto più di un semplice difensore. Come sempre qualcuno manca, ma il dono della completezza è impossibile in questi casi. Vi presenteremo i giocatori in ordine di ritiro: perché se vi aspettavate Marcelo o Alaba, indiscussi interpreti moderni del ruolo, non è questa la sede. Tutti i trenta giocatori che stanno per arrivare si sono ritirati, fanno parte di un calcio che non esiste più. Sarà forse per questo che li ricordiamo tutti, uno per uno, ogni discesa sulla fascia e ogni cross messo in mezzo per l’accorrente centravanti?

Paul BREITNER

Interprete moderno del ruolo, cresciuto e consacratosi nel Bayern Monaco. Breitner fin dagli inizi della sua carriera ha unito in maniera eccellente la fase difensiva e quella offensiva. Nelle giovanili gioca da attaccante, tra i professionisti viene reinventato difensore, ruolo nel quale ha unito la potenza e la reattività ad una forte scelta di tempo nelle chiusure e a un buon tiro dalla distanza. Forte personalità, carattere ribelle e talvolta insofferente, capelli ricci, barba ispida, soprannome Der Afro: un personaggio niente male insomma. Campione d’Europa con la Germania nel 1972, iridato nel 1974, sconfitto dalla nostra nazionale nel 1982. All’attivo anche tre stagioni al Real Madrid.

Ruud KROL

Difensore Totale, aggettivo non casuale visto che parliamo di uno dei pilastri dell’Olanda del 1974, compagine che ha rivoluzionato l’idea stessa del gioco del calcio di quegli anni. Impossibile da definire in un solo ruolo, Krol inizia la sua carriera da terzino sinistro, cambiando poi posizione dapprima in quella di difensore centrale per poi consacrarsi del tutto come libero. Un repertorio completo, grandi capacità di impostazione, carisma, velocità e forza fisica, Krol nasce ed è nella storia dell’Ajax, dove gioca dal 1968 al 1980. Classe 1949, arriva in Italia con la maglia del Napoli dopo la parentesi canadese: Rino Marchesi lo posiziona (ovviamente) come libero, con licenza di spingersi in avanti. Un arrivo che viene salutato con grande gioia dalla piazza azzurra, dove l’olandese resta fino al 1984, confermandosi, nonostante l’avvicinarsi del termine della carriera, uno dei più grandi difensori di sempre.

Aldo MALDERA

Cavallo, un soprannome non casuale quello che Ricky Albertosi ha dato al buon Aldo, che ci ha lasciato nel 2012. Terzino sinistro completo, dal tiro potente e preciso, di grande corsa e di altrettanta tecnica, rappresentata in maniera mirabile dai suoi dribbling e dai suoi cross. Le giovanili nel Cusano Milanino (lui a sinistra, Oriali a destra) e poi nel Milan, l’esordio contro il Mantova nel 1972 e il 10 sulle spalle visto che Rivera quel giorno non poteva giocare, e ancora il prestito al Bologna e il ritorno alla casa madre, dove diventa padrone della fascia sinistra a partire dal 1975. Difensore dal gol facile, segna nove reti nella stagione 1978-79, quella del Milan Campione d’Italia e dello Scudetto della Stella. Maldera non lascia i rossoneri neanche quando la squadra retrocede causa calcioscommesse, diventandone capitano. Nel 1982 viene acquistato dalla Roma, vincendo nella Capitale lo storico scudetto e giocando sette volte nella Coppa dei Campioni 1983-84, per chiudere poi la carriera con la Fiorentina. Sfortunato il suo rapporto con la Nazionale: per lui soltanto dieci presenze.

Alberto TARANTINI

Campione del Mondo con l’Argentina nel 1978, il Conejo dai capelli afro e dai denti sporgenti (non un soprannome casuale dunque) ha una vita tormentata e un gran talento per il calcio, per quella fascia sinistra che percorre con foga e grinta, con più attenzione per l’offesa che per la difesa, il litigio con il presidente del Boca e il Mondiale vinto nell’Argentina del dittatore Videla, non propriamente oggetto delle simpatie di Alberto. Una quasi comparsata al Birmingham City, il ritorno in Argentina con il Talleres prima dell’approdo al River, quattro stagioni al Tolosa e la chiusura al San Gallo. Sembrava essere pronto per il Barcellona: c’erano già Maradona e Schuster, e il club avrebbe voluto “naturalizzarlo”, proponendo il matrimonio con una ragazza spagnola. Tarantini disse no.

Antonio CABRINI

Il Bell’Antonio e le sue scorribande sulla fascia sinistra. Pupillo di Bearzot, che lo convoca ai mondiali del 1978, Cabrini è il prototipo del terzino di moderna concezione, corsa, gamba e tecnica per una difesa che vede ancora la marcatura a uomo quella da prediligere. Cremonese e Atalanta prima della Juventus, dove vince ogni cosa e dove diventa capitano dopo Scirea. Il suo addio alla Vecchia Signora nasconde un aneddoto: Antonio mira ad un ruolo da mediano, l’allenatore Zoff, suo vecchio compagno di squadra, intende invece preferirgli Marocchi. È l’inizio dell’addio, che porta Cabrini al Bologna, dove chiude la carriera del 1991 e dove riesce comunque a raggiungere i quarti di finale della Coppa UEFA 1990-91.

Claudio BRANCO Ibrahim Vaz Leal

Brescia e Genoa le tappe italiane della carriera del difensore brasiliano, noto per la potenza dei suoi calci di punizione (chiedere per conferma al povero Murdo MacLeod, in ospedale con un trauma cranico per aver tentato di respingere con la testa un tiro di Branco). Con le Rondinelle nel 1986, si ferma per due stagioni a Brescia prima di essere acquistato dal Porto, nel 1990 torna in Italia con il Genoa, centrando una memorabile qualificazione alla Coppa UEFA e entrando nei cuori dei tifosi con una punizione durante un derby, immagine diventata cartolina natalizia spedita dai rossoblù ai doriani.