Privacy Policy I 15 migliori mancini della Serie A 1997-98

I 15 migliori mancini della Serie A 1997-98

17 Marzo 2020

Mancino, dal latino mancus, ovvero privo, imperfetto, monco. Il mancinismo, nel corso della storia, è sempre stato visto come un difetto da correggere, se non addirittura una patologia da curare. È incredibile pensare che, fino a qualche decennio fa, nella scuola italiana i mancini erano costretti a “correggersi” ed a scrivere comunque con la destra. Oggi, per fortuna, questa visione barbara è stata ampiamente superata e negli sport addirittura capovolta. I mancini, infatti, avrebbero il vantaggio di affrontare avversari non abituati alle loro movenze. Mentre ovviamente non sarebbe vero il contrario.

Ed effettivamente basta prendere in considerazione i quattro giocatori che convenzionalmente sono ritenuti i migliori al mondo, ovvero (in rigoroso ordine alfabetico) Cristiano Ronaldo, Maradona, Messi e Pelé, per rilevare come i mancini costituiscano addirittura il 50%, a dispetto di una percentuale sulla popolazione mondiale stimata intorno al 12%. Potremmo continuare con una carrellata di grandi campioni che usavano la mano, anzi in questo caso il piede, “del diavolo” (secondo la tradizione cristiana), ma oggi abbiamo deciso di celebrare i quindici giocatori mancini offensivi che militavano nella stagione 1997-98 in Serie A. Fondamentale: la classifica è stata stilata considerando la carriera, le qualità tecniche e le emozioni che hanno regalato non solo ai propri tifosi, ma a tutti gli appassionati di calcio.

15. Alessio SCARCHILLI (Sampdoria)

Scarchilli

Prodotto del vivaio romanista, non riuscì ad affermarsi mai nella squadra in cui era cresciuto e di cui era tifoso. Regista elegante dal mancino raffinato e dal passo compassato, il centrocampista romano visse le migliori stagioni al Torino, da dove lo acquistò la Sampdoria nel 1997-98. Con i blucerchiati visse un anno altalenante, concluso con ventuno­­­­­ presenze e un solo gol, prima di tornare a vestire la maglia granata. In carriera ha giocato anche con Lecce e Udinese, oltre ad aver militato nel campionato belga, con la maglia del Mons.

14. Gabriele AMBROSETTI (Vicenza)

Ambrosetti Vicenza

Esterno puro, dribbling secco e tiro al fulmicotone, questo era in sintesi Gabriele Ambrosetti. Con trentotto presenze e sette gol, tra Serie A e Coppe, è tra i protagonisti del Vicenza dei Miracoli che nel 1997-98 sfiora la storica finale della Coppa delle Coppe, sconfitto nel doppio confronto dal Chelsea di Vialli. Sarà proprio il manager dei Blues a chiamarlo qualche anno dopo alla propria corte a Londra presentandolo alla stampa, non senza eccedere, come il “Ryan Giggs italiano”. Al Chelsea non andrà bene e la carriera proseguirà con Piacenza, ancora Vicenza e Chelsea, senza mai tornare ai fasti di fine anni Novanta. La Pro Patria è la sua ultima squadra.

13. Igor KOLYVANOV (Bologna)

Kolyvanov Bologna

Trentuno presenze e nove gol: è lo score finale di una stagione dove l’attaccante ex Foggia si integra perfettamente Kennet Andersson e soprattutto Roberto Baggio, a cui il russo aveva lasciato la maglia numero dieci ad inizio stagione. Con i felsinei rimarrà fino al 2001, anno del suo ritiro dal calcio a causa dei frequenti infortuni muscolari che lo hanno accompagnato per tutto il corso della carriera.

12. Paolo POGGI (Udinese)

Poggi Udinese

Amato dai fantacalciatori dell’epoca, per il suo ottimo rapporto qualità/prezzo, quanto agognato ai limiti dell’ossessione da chi doveva completare l’album della Dolber. Passando alle vicende di campo, Poggi nel 1997-98 va in doppia cifra collezionando dieci reti in trentuno presenze in Serie A, oltre a un gol siglato in Coppa UEFA contro l’Ajax. Dopo Udine, approderà anche nel grande calcio, alla Roma di Capello, ma non avrà fortuna. In A vestirà anche le maglie di Bari, Piacenza ad Ancona, ma senza il suo mentore Zaccheroni, che già lo aveva allenato al Venezia, Paolo non replicherà gli anni di Udine.

11. Marco DELVECCHIO (Roma)

Delvecchio Roma
Credits: Grazia Neri/ALLSPORT

Nel 1997 Delvecchio ha ventiquattro anni e deve ancora trasformarsi in Super Marco. Nella prima Roma di Zeman è la riserva di Balbo, centravanti nel classico tridente disegnato dal boemo. Per lui saranno ventisette presenze e sette gol alla fine, ma l’apprendistato si è concluso. L’anno successivo la trasformazione si compie: con i gradi da titolare va a segno ventitré volte, guadagnandosi anche le prime convocazioni in nazionale. Dopo dieci anni da protagonista con i giallorossi, metterà la sua esperienza al servizio di Brescia, Parma ed Ascoli.

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