Privacy Policy Vincere il miglior giocatore del torneo nelle Olimpiadi più competitive di sempre

Vincere il miglior giocatore del torneo nelle Olimpiadi più competitive di sempre

14 Settembre 2021

È il 3 Agosto 1996 e va in scena la finale del torneo olimpico di calcio della XXVI Olimpiade. La storia e il caso scelgono Atlanta, capitale della Georgia, che di quella manifestazione è assoluta protagonista. La città è scelta – non senza contestazioni – dal CIO per consacrare i cento anni delle Olimpiadi moderne: è la capitale della Coca Cola e sede dello scalo aeroportuale più trafficato del pianeta.

Athens è la quinta città per abitanti dello Stato e nel mondo del rock è famosa per aver fatto incontrare quattro ragazzi divenuti poi iconici: i R.E.M. Il centro, famoso per aver riportato le chitarre al centro della musica rock, si tinge di storia per raccontare la finale del più competitivo torneo calcistico a cinque cerchi, riservato alle selezioni Under-23.

La nostra Nazionale, guidata da Cesare Maldini e fresca del titolo continentale di categoria, prende scoppole con chiunque – sconfitte con Messico e Ghana, vittoria inutile con la Corea del Sud – nonostante la presenza in squadra di alcuni futuri campioni del mondo come Buffon, Nesta e Cannavaro. Gli Azzurrini impiegheranno dieci anni esatti per riprendersi totalmente da quella delusione, ma lo faranno con gli interessi.

Senza Italia in gara, chi vinse il torneo? La dea Olimpia conferì finalmente una medaglia del metallo più prezioso all’Africa, troppo spesso marginalizzata all’interno del contesto internazionale squisitamente pallonaro. La fame e la voglia di riscatto delle Nazionali del Continente Nero si era sempre infranta contro le solide certezze delle europee e delle sudamericane.

La finale di Athens scatenò il giubilo delle Super Aquile e di una nazione, quella della Nigeria, che già aveva affascinato il calcio internazionale ai precedenti mondiali americani. Il 25 giugno 1994 al Foxboro Stadium di Boston una doppietta dell’argentino Caniggia ammutolì la Nigeria nella seconda partita del girone, un 2-1 che consentì alla nazionale albiceleste di assicurarsi un posto agli ottavi di finale. Neanche due anni dopo, le due selezioni nazionali si son trovate nuovamente di fronte. Questa volta, però, in palio c’era la gloria eterna, non un semplice “passaggio di turno”. La finale del torneo olimpico in terra americana, un sogno, un motivo di orgoglio, un passaggio della storia.

Miglior giocatore della finale e del torneo? Un ragazzo che abbiamo avuto la fortuna di vedere sui campi della nostra Serie A, Sunday Mimmo Oliseh, già centrocampista della Reggiana e della Juventus.

La Nigeria degli anni ’90 poteva contare su una corazzata epocale: Babayaro, West, Babangida, Okocha, Kanu, Ikpeba e il già citato Oliseh. Alcuni di questi calciatori hanno scorrazzato in lungo e in largo nei migliori campionati europei e alcuni sono stati protagonisti del nostro campionato. Ma vogliamo parlare dell’Argentina? La Nazionale sudamericana si presentò al via con una nazionale di altissimo livello, tra giovani promesse e fuoriquota quella Albiceleste faceva davvero paura. Pablo Cavallero è stato portiere della selezione argentina per anni, in difesa vecchie glorie della nostra Serie A come Chamot, Simeone e Sensini condividevano il campo con giovani promesse diventate solide realtà, basti pensare a Javier Zanetti, Matias Almeyda e Roberto Ayala splendidi protagonisti del nostro campionato per anni. E in attacco? I nomi di Ortega, Crespo e Claudio Lopez vi solleticano l’udito? Una Nazionale da Mondiali, non solo da torneo olimpico.

Per arrivare in finale le Super Aquile nigeriane hanno dovuto contendere il passaggio ad un’altra sudamericana, la regina: il Brasile. Il successo delle Eagles matura grazie un 4-3 che entra di diritto nella storia del calcio. Il merito della Nigeria? Spazzare via una nazionale brasiliana composta da campioni come Dida, Aldair, Zé Maria, Rivaldo, Ronaldo, Bebeto, Savio, Juninho Paulista. Senza dimenticare Amaral, protagonista di due fugaci passaggi al Parma e alla Fiorentina.

Più semplice, invece, il cammino dell’Argentina. In semifinale, grazie ad una doppietta di Crespo, la Seleccion ebbe la meglio sul Portogallo di Nuno Gomes. Le prime partite ad eliminazione diretta, giocate a Birmingham in Alabama, videro l’Argentina trionfare sulla Spagna e la Nigeria annichilire il Messico.

Nel complesso, il torneo olimpico si presentò molto competitivo, molte nazionali schierarono fuoriquota di livello, gli Stati Uniti padroni di casa convocarono Alexi Lalas già protagonista ai mondiali e nel Padova in Serie A; l’Australia portò ad Atlanta John Aloisi, attaccante di origine italiana con un trascorso italiano nella Cremonese e un certo Mark Viduka, centravanti diventato colonna portante del Leeds United dei miracoli di fine millennio.

La nazionale francese, che si sarebbe laureata campione del mondo e d’Europa pochi anni dopo, schierò gente di livello come Robert Pires, Vikash Dhorasoo, Claude Makélélé, Vincent Candela Sylvain Wiltord, giustiziere della nostra Nazionale nel 2000. La Spagna si presentò al via del torneo olimpico senza fuoriquota, ma con tanti giovani diventati “campioni affermati”: Gaizka Mendieta, Ivan De La Pena, Raul, Fernando Morientes. Il Messico portò con sé Jorge Campos, funambolico portiere protagonista di due Mondiali, il Giappone mise in luce il talento di Hidetoshi Nakata e il Ghana una vecchia conoscenza del calcio italiano: Kuffour, difensore di Roma e Livorno.

La Nazionale Azzurra si dimostrò poco competitiva nonostante una rosa di altissimo livello: in porta un futuro campione del mondo come Buffon e un vicecampione in carica come Gianluca Pagliuca, un mix di calciatori giovani ma già affermati come Pecchia, Morfeo, Lucarelli e Tommasi e fuoriquota esperti in campo internazionale come Massimo Crippa, ex compagno del Pibe de Oro e Marco Branca, autore degli unici quattro gol messi a segno dalla nostra squadra nel torneo olimpico.

La classe e la competitività delle rose in campo rendono ancora più prestigioso il trofeo vinto dalla Nigeria, gli avversari affrontati dalla nazionale africana non furono per nulla semplici, le Super Aquile si trovarono a battagliare con alcuni dei calciatori più forti del pianeta.

Nella fase ad eliminazione diretta il trittico Spagna, Brasile e Argentina poteva risultare indigesto e proibitivo per una Nazionale relativamente giovane e inesperta, sicuramente meno attrezzata e blasonata rispetto alle più forti e ricche federazioni europee e sudamericane.

Prosegui per vedere le rose delle prime tre squadre sul podio.

BRASILE – Medaglia di bronzo

Se i pronostici sono fatti per essere sovvertiti, basti chiedere al Brasile di Zagallo quanto siano stati vicini a veder materializzato questo aforisma. Per poi saggiarne la triste durezza in occasione della semifinale. Il percorso verso il podio, che in molti già davano per scontato e con il premio del metallo più prezioso al collo sin dalla vigilia, si complicò grandemente per mano del Giappone che, all’esordio, sorprese la nazionale verde-oro, superandola per 1-0. Occorsero due sudate vittorie contro Ungheria e Nigeria per guadagnarsi la qualificazione al turno successivo per effetto di una favorevole differenza reti.

In occasione dei quarti di finale gli incroci piazzarono i ragazzi di Zagallo contro il Ghana. Manco a dirlo, la qualificazione è stata soffertissima: una doppietta di Ronaldo e un acuto di Bebeto permisero di ribaltare il momentaneo svantaggio di 1-2 fino al 62’ minuto. Evidentemente i Verdeoro avranno sofferto di mal d’Africa in occasione delle Olimpiadi del 1996. Può leggersi (anche) così il clamoroso scivolone patito contro la sorprendente Nigeria. Le Super Aquile, senza alcun timore reverenziale, si son fatti beffe dei brasiliani che, fino al 78’ minuto conducevano per 3-1. Dopo il clamoroso pareggio al novantesimo, la clamorosa débâcle nei tempi supplementari firmata Nwankwo Kanu.

La Seleção, tuttavia, si è guadagnata il gradino più basso del podio grazie al 5-0 rifilato al Portogallo nel catino del Sanford Stadium. Non è stato facile per i ragazzi di Zagallo digerire la clamorosa eliminazione patita per mano della Nigeria in semifinale, tuttavia il rotondo successo sui lusitani, firmato da Ronaldo, Flavio Conceição e da una tripletta di Bebeto, ha parzialmente addolcito la pillola ai verde-oro.

Ecco la rosa completa del Brasile Olimpico.

Aldair, Amaral, André Luiz, Bebeto, Danrlei, Dida, Flavio Conceição, Juninho Paulista, Luizão, Marcelinho Paulista, Narciso, Rivaldo, Roberto Carlos, Ronaldo, Ronaldo Guiaro, Savio, Zé Elias, Zé Maria.

Allenatore: Mario Zagallo.

Vogliamo parlare della rosa dell’Argentina?