I 30 giovani sconosciuti che diventavano delle leggende assolute in Championship Manager 2001-02

27 Maggio 2020

«Pacchetto di patatine? C’è. Bevanda gassata? C’è. Il CD? C’è. Pantofole? Ci sono. Il cellulare? Ma chi ce l’ha? Bene. Tutto è pronto per scrivere la storia. Tutto è pronto per prepararsi all’immancabile incoronazione. Il titolo di manager del XXI secolo – che è appena iniziato – è pronto per essere ricevuto. E pazienza se è un’immagine bitmap da quattro kilobyte. Nessuno potrà negarmelo. Nessuno potrà eliminare il file del salvataggio dal mio desktop. Che rimarrà lì, sul mio bel PC da due milioni di lire, ad imperitura memoria. Presto o tardi, avrò il mio posto nell’Olimpo del calcio che conta. Mi supplicheranno in ginocchio e mi ricopriranno di paperdollari per beneficiare dei miei servigi. È solo questione di tempo. Intanto accendiamo Championship Manager, ché questo Chemnitzer non vincerà mica da solo la Bundesliga». Musica, testo, parole e pensieri del sottoscritto. Ma siamo ben certi che ognuno di voi – o almeno la maggior parte, altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui siate arrivati sino a questo punto – avranno fatto le medesime, inoppugnabili considerazioni in gioventù. Colti da un irrefrenabile desiderio di dare un senso al lockdown, in qualità di ambasciatori delle sane abitudini all’aria chiusa, si è trovato il tempo di rispolverare il caro vecchio Championship Manager 2001-02 per rimembrare quei momenti di quando, quasi maggiorenni, eravamo i re del mondo. Limitatamente alle nostre camerette, è vero. Ma quante scoperte sono state compiute esclusivamente da noi illuminati cibernauti del – ritenevamo – ancora inesplorato del calcio giovanile?

Coincidenza, pura coincidenza quella del nostro compagno di classe che ha scoperto delle impressionanti statistiche di quell’attaccante bielorusso. L’avrà sentito da noi mentre si pontificava, durante la ricreazione, circa la vittoria all’ultimo secondo in Liga Pokal. Non c’è altra spiegazione.

E invece, potenza dell’internét, molti di noi, compreso il sottoscritto, avranno dovuto fare i conti con la realtà, accorgendosi di come in moltissimi sparsi sul territorio comunale avessero già tra le mani i nomi di mille altri fenomeni sparsi nei meandri del database di quell’attrezzo del demonio foriero di asocialità ed esaurimenti nervosi che volgarmente definivamo con il nome di Scudetto.

Ecco perché oggi riteniamo di dover celebrare la figura che più ci ha avvicinato, con il suo innato istinto da pescecane, alla gloria eterna. Rigorosamente virtuale. Quanti auspici e quante speranze abbiamo riversato sul Terminator di Minsk. Molte, ahilui, sono rimaste ad esclusivo appannaggio del nostro personal computer. Ma è quanto basta per assurgere ad eterno paladino di “materializzatore” di sogni in sedici bit. Ed oggi che ne fa trentasette, celebriamo come si conviene uno degli eroi che, semmai avesse avuto un volto sul videogioco, avremmo sicuramente appeso un suo poster in cameretta.

Insieme a lui, ecco una lista dei principali colpi dettati dal cuore e dalla memoria di quanto, seppur arrugginita dalle insidie del tempo, ci hanno consentito di entrare – con giustificatissimo diritto – nel novero dei più forti dell’universo. Una guida verso il trionfo sicuro che vi consentirà di strizzare l’occhio alla qualità con un minimo dispendio di danaro per diventare campioni del Mondo. Anche con il Chemnitzer.

30. Hugo PINHEIRO (Marinhense)

Hugo PINHEIRO (Marinhense) Championship Manager

Semmai vi capiti di andare a Marinha Grande, in Portogallo, a metà strada tra Porto e Lisbona, è improbabile che vi rechiate lì per dare un’occhiata ad una partita della locale Marinhense. Davanti all’Oceano Atlantico e scogliere mozzafiato, però, sta prendendo gli onori della “rilevanza” locale anche un ragazzo di vent’anni che vola da un palo a un altro. È il giovane Hugo Pinheiro che soltanto vent’anni, ma conferisce la sicurezza di un esperto collega. Vitor Baia avrà le ore contate?

29. Pa Modou KAH (Vålerenga)

Dopo un rapido esame anagrafico non direste mai di avere a che fare con un norvegese. E invece rimarrete con le proverbiali pive nel sacco ritrovandovelo già in Nazionale maggiore fra Bergdølmo, Byørnebye e Leonhardsen. Ha vent’anni e gioca nel Vålerenga. Pa Modou Kah dove lo metti sta, dato che ricopre proficuamente praticamente tre ruoli su quattro, oltreché fare un’egregia rima.

28. David PRUTTON (Nottingham Forest)

Ne sentiremo parlare, ah se ne sentiremo parlare. Finalmente avremo un degno erede di Gary Pallister e Tony Adams? Tutti gli indizi puntano verso il City Ground, casa del Nottingham Forest, dove il fulcro della squadra gira tutto intorno al giovane David Prutton. Da quelle parti aleggia ancora lo spirito di Brian Clough che, sebbene non alleni più dal 1993, accompagna la crescita dei suoi amati Reds. E con una “attenzione divina” del genere, il rendimento è garantito.

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